bilancio filmauro 2016
Aurelio De Laurentiis e Maurizio Sarri (Insidefoto)

La finale di Coppa Italia tra Juventus e Napoli metterà di fronte Aurelio de Laurentiis e Maurizio Sarri, ex tecnico del club partenopeo e sul quale il presidente degli azzurri aveva puntato dandogli una chance tra le big, suscitando diversi malumori in città al momento della decisione.

Malumori che, negli anni in cui il tecnico toscano è rimasto sulla panchina del Napoli, si sono trasformati in elogi, fino all’inattesa separazione nell’estate del 2018. Proprio su quel momento è tornato De Laurentiis, intervistato dal Corriere dello Sport.

«Mi fece incazzare con la scusa volgare dei soldi mi costrinse a cambiare, e aveva ancora due anni di contratto. Ricordo che a febbraio mi invitò a pranzo in Toscana, a due passi da casa sua, organizzò la moglie, parlammo di tante cose ma non accennò a chiusure, a separazioni, mi portò fino al giorno che precedette l’ultima partita creando disturbo e incertezza alla società».

Sugli anni indimenticabili in cui il Napoli ha lottato punto a punto con la Juventus per la vittoria finale dello scudetto, il numero uno del club ha detto: «Sarri è diventato il deus ex machina, ma anche nel calcio vale la regola del cinema dove per fare un buon film sono necessari un ottimo regista e un ottimo produttore, sono i genitori dell’opera dell’ingegno. Naturale che l’imprenditore dia delle indicazioni e che gli sia riconosciuta una parte del merito nel successo, non solo la colpa nella sconfitta. Chi ha preso Cavani? Il sottoscritto. E Mazzarri? Il sottoscritto. E Benitez? Sempre il sottoscritto. E Higuaìn? E Sarri? Quando lo scelsi tappezzarono la città di striscioni contro di me».

Non dimentica Ancelotti per il quale apre una parentesi a parte: «Scelsi la sua serenità, la tranquillità, la sua piacevole vicinanza. Mio padre era un filosofo, un uomo dolcissimo. Come Carlo. Ma prendendo lui, non so se feci la cosa più giusta per il Napoli. Dopo la prima stagione, potendo ricorrere alla clausola rescissoria contenuta nel contratto, avrei dovuto dirgli “Carlo, per me non sei fatto per il tipo di calcio che vogliono a Napoli, conserviamo la grande amicizia, il calcio a Napoli è un’altra cosa. Ti ho fatto conoscere una città che adesso ami spassionatamente e che ti ha sorpreso, meglio finirla qui” e invece sbagliai una seconda volta».

Parole di elogio e di stima anche per l’attuale tecnico, Gennaro Gattuso: «La squadra aveva dimenticato il 4-3-3 sarriano, a Rino ho chiesto la riverginazione di quel modulo, anticipandogli che lo scotto da pagare sarebbero state tre, quattro sconfitte di fila. Ne ha perse di meno. Carlo, come mio padre, era l’ambasciatore, io e Rino siamo molto simili, due guerrieri, due che non le mandano a dire, due condottieri».

Proprio su Gattuso dice: «Confermato? Ma che domanda è? Gli avevo fatto un contratto di un anno e mezzo nel quale era contemplata la via di fuga per entrambi. Non abbiamo avuto bisogno di ricorrervi. Se facciamo bene in coppa Italia e in Champions e recuperiamo qualche posizione in campionato, gli do appuntamento a inizio agosto a Capri dove potremmo parlare di un allungamento di tre, quattro stagioni. Carlo Verdone è con me da vent’anni, in esclusiva. Tra persone che si stimano i contratti hanno un valore relativo, contano le motivazioni, gli stimoli, ognuno deve essere libero di decidere se prosegui-re o meno».

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