Steven Zhang e Beppe Marotta (Photo by Emilio Andreoli/Getty Images )

«Zhang ci aveva visto lungo». Così l’ad dell’Inter Beppe Marotta commenta, in una lunga intervista al Corriere della Sera, la polemica tra il presidente nerazzurro e il numero uno della Lega Serie A Paolo Dal Pino lo scorso marzo.

«La polemica è stata forte, dettata da un sentimento di paura e protezione verso dipendenti e giocatori. Non dimentichiamo che saremmo andati a giocare Juventus-Inter a porte aperte», ha aggiunto. Il «più grande pagliaccio che abbia mai visto», così Zhang aveva definito Dal Pino lo scorso 2 marzo in un post su Instagram.

«Inter a favore della ripresa? Siamo stati in silenzio non per paura di esternare, ma perché lo scenario cambiava ogni giorno. La preoccupazione era tutelare la sicurezza del mondo Inter: un obiettivo cui teneva molto la proprietà. Il calcio avrebbe dovuto cercare un dibattito più sereno, obiettivi comuni, evitare individualismi, esibizioni muscolari, suggerire soluzioni senza lesinare sforzi, ragionando su un orizzonte più ampio della singola stagione, considerati anche gli impegni internazionali dei prossimi due anni. Atmosfera ad Appiano? A maggio c’era preoccupazione. Poi i giocatori hanno capito che la società li ha messi in condizioni di massima sicurezza: sono più sereni».

«Cosa mi ha dato più fastidio? Che la pandemia sia stata trasformata da alcuni in una finestra mediatica di notorietà per creare solo frizioni. Non abbiamo voluto riprendere, ma dovuto. Bisognava essere logici. Il calcio, come dicevo, è un’ impresa».

«Rischi? Capisco la laboriosità con cui il governo è arrivato a una decisione nel rispetto della salute. La quarantena così rigida è l’ unica criticità per arrivare all’ obiettivo finale. La base di tutto però è la lealtà, spero che i dirigenti rispettino il concetto e nessuno nasconda nulla. Poi certo le 5 sostituzioni avvantaggiano la squadra con la panchina più forte».