richiesta Inter posticipo campionato Serie A
Giuseppe Marotta (foto Daniele Buffa/Image Sport/Insidefoto)

«La Serie A è stata messa dietro la lavagna dalla governance della Federcalcio. Questo sistema non funziona. Serve una legge quadro sullo sport. La serie A è un fenomeno imprenditoriale, ha un fatturato di 2,5 miliardi: come tale va governato. Non si può fare un consiglio federale dove su 21 voti ne hai solo 3: così non puoi incidere». Così Beppe Marotta, ad dell’Inter, ha commentato al Corriere della Sera il Consiglio Federale di ieri.

«Vittoria di Gravina? No. È un dirigente esperto e preparato che può dare molto al sistema. Ma oggi quel che non funziona non sono gli uomini, è la governance. Abbiamo toccato il fondo. Le società devono essere più coinvolte e attive, come accade con Uefa e Eca. Oggi abbiamo tante componenti (calciatori, allenatori, arbitri), meritano rispetto, ma onestamente poco hanno a che fare con un’attività imprenditoriale. Massimo rispetto per la Federazione nell’ottica di un incremento dell’attività politica, un po’ meno in quello delle regole del gioco, della gestione».

«Modello? Bisogna rifarsi alla Premier League: autonomia gestionale e regolamentare. Lì c’è un organismo, il Professional Game Board, con un rapporto continuo tra calcio professionistico e federazione. Però la Premier è autonoma su calendario, ripartizione delle risorse e rappresentanti. La serie A non ha forza decisionale».

Intervistato anche dalla Gazzetta dello Sport, Marotta ha aggiunto: «Si avverte più forte che prima l’ esigenza di una legge-quadro che regolamenti lo sport e il nostro mondo. Va fatto un distinguo chiarissimo tra il professionismo, dunque chi fa attività d’ impresa, e le restanti componenti. E non va disconosciuta la valenza sociale del calcio nel contesto sociale, ruolo che la Figc dovrebbe promuovere».

«Le regole vanno date dai protagonisti. Una volta la Serie A era la locomotiva dell’ intero sistema. Ora come ora, invece, la situazione è ingestibile: la Lega garantisce il 90% del fatturato del mondo calcio, un gettito intorno al miliardo, eppure è un mondo che non ha una sua autonomia. Ecco perché guardo con molta ammirazione alla Premier League, modello di grande autonomia gestionale e regolamentare, pur in presenza di un diritto di veto da parte della Football Association. La Premier è una s.p.a., con un board che è lo strumento per mantenere il rapporto tra le varie componenti, anche in ottica di ripartizione delle risorse. Il board porta in assemblea le sue proposte, che vengono votate. Così si evita ogni tipo di contrasto».