(Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

La ripartenza della Serie A femminile è sempre meno probabile. Dopo il no dei medici dei 12 club, dai quali arriva una decisione secca e unita: «Il protocollo non risulta in concreto applicabile da parte dei sottoscritti medici sociali senza determinare verosimili fattori di elevato rischio in caso di contagio», la posizione delle società dedotta dall’assemblea dei club non è comune, anzi risulta piuttosto frammentata.

«Le posizioni delle società risultano estremamente articolate e differenti fra loro» ha detto Ludovica Mantovani, la presidentessa Divisione Calcio Femminile.

All’assemblea ha partecipato anche il presidente federale Gravina, il quale ha illustrato tutte le iniziative adottate per provare a far ripartire il campionato. Nella manovra da 22 milioni di euro, sono stati stanziati 700mila euro per aiutare i club nella realizzazione del protocollo sanitario-organizzativo utilizzato per gli uomini. Anche nei 3 milioni del fondo per i calciatori, c’è una quota prevista pure per garantire il pagamento degli stipendi di tutte le calciatrici, come riporta la Gazzetta dello Sport.

La posizione delle calciatrici verrà chiarita oggi, finora hanno chiesto garanzie tramite l’Aic ponendo alcune condizioni: pagamento di tutti gli stipendi e fattibilità del rispetto dei protocolli, che devono avere le stesse condizioni di tutela e di sicurezza riservate agli uomini.

Mancano tre giorni al consiglio federale, nell’organo di governo della Figc le calciatrici sono rappresentate da Sara Gama, che dovrà pronunciare l’ ultima parola. Per Gravina, la possibilità di una ripartenza di tutto il sistema è fondamentale. Ma è anche vero che la spaccatura dei club ora rende il percorso decisamente accidentato.