(Photo by Laurence Griffiths/Getty Images)

Anche i ricchi piangono. Che tradotto in termini calcistici anche la Premier League inglese, il campionato con i maggiori introiti al mondo, ha il suo bel da fare per contrastate gli effetti del coronavirus sui bilancio delle proprie squadre.

La Repubblica oggi spiega che la Premier può vantare 5,4 miliardi di euro di incassi, secondo le statistiche di inizio 2020. Ma che ora deve necessariamente pensare a come ridurre i compensi di calciatori e allenatori la cui media supera gli 1,8 milioni pro capite, ma sfora addirittura i 5, se si restringe il censimento alle prime cinque squadre: Manchester United, Manchester City, Liverpool, Chelsea e Tottenham Hotspur.

L’amministratore delegato della Premier, Richard Masters, d’altronde non è andato per il sottile: “Il rischio è di perdere un miliardo di sterline. Il disastro sarebbe enorme e non coinvolgerebbe soltanto i club, ma anche l’indotto che ruota attorno all’industria del calcio, che dà lavoro a centinaia di migliaia di persone“.

La stima di Masters è addirittura per difetto. La somma delle perdite dei 20 club del campionato si avvicina infatti a 1,23 miliardi di euro (1,082 miliardi di sterline), come ha riportato il Daily Mail.

Il crollo per lo stop dovuto alla pandemia è legato soprattutto al mercato dei diritti televisivi, il più esteso a livello mondiale, e alla frana nei ricavi commerciali.

Sono previsioni realistiche, nel giorno in cui Javier Tebas, presidente del secondo campionato più ricco, la Liga spagnola (2,2 miliardi di euro di fatturato l’anno), si addentra in pronostici analoghi: “Un miliardo di perdite, se non finiamo la stagione, 350 se la finiamo a porte chiuse, 150 se riusciamo a giocare a porte aperte“.

Secondo una tabella riportata dal sito Sportintelligence nella graduatoria delle perdite ipotizzate in testa c’è il Manchester United, con 116,4 milioni di sterline potenzialmente in fumo: 48 di diritti tv, 50,8 di marketing, 17,6 di botteghino.

In seconda posizione c’è il City che rischia un meno 109,3 milioni. Terzi il Liverpool  che dalle televisioni incasserebbe 55,2 milioni in meno per un totale di 102,6 milioni di sterline di introiti mancati. Nemmeno Chelsea (91), Tottenham (83) e Arsenal (74,8) ridono. Le cifre restano notevoli anche se si scende nella sgradita classifica. Il Crystal Palace, quattordicesimo, teme di dovere mettere in preventivo 37,1 milioni in meno e le ultime due, il Bournemouth (22,1) e il Norwich (19,5), sono in una situazione molto complicata: hanno fatto ricorso – nella compagnia c’era anche il Liverpool, che ha poi fatto retromarcia – al fondo statale per l’emergenza.

A dipingere uno scenario decisamente cupo ha provveduto il presidente della FA, la federazione inglese: l’ex massimo dirigente del Leicester, Greg Clarke: “Stiamo affrontando una battaglia durissima: quella della pandemia, attraverso il nostro sistema sanitario, e quella per salvare numerosi club e addirittura alcune leghe dalla sparizione per collasso finanziario“.

Clarke si riferisce in particolare alle leghe inferiori e prefigura un mondo rovesciato: quello mitico della provincia inglese, descritto da tanta letteratura e cinematografia anglofona. Decine di città si identificano con la propria squadra simbolo e ora hanno paura di vederla svanire: “Parecchie comunità rischiano di perdere improvvisamente la loro squadra del cuore“.