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La Lega Serie A ha deliberato nella giornata di ieri, in maniera unilaterale, di non pagare due mensilità ai propri calciatori, che diventerebbero quattro se il campionato non ripartisse più. Una scelta netta, votata da tutti i 19 club interessati (esclusa la Juve, che ha già un accordo con i propri atleti).

Una decisione che non è piaciuta all’AIC, che ha replicato duramente: «Una follia. Vogliono riversare su di noi l’intero danno economico e metterci in cattiva luce. L’unica parte rilevante del comunicato della Lega è l’inciso con cui si dice che le squadre dovranno negoziare le modifiche contrattuali con i singoli giocatori».

Come spiega “Repubblica”, la scelta dei club di Serie A indica una linea guida. Ma è fondata sul piano giuridico: per il codice civile, la prestazione economica non è dovuta per cause di forza maggiore. E lo stop dei campionati imposto dal governo integra questa fattispecie.

Nessun club, tuttavia, vuole aprire un contenzioso con i propri calciatori, motivo per il quale i presidenti ora tratteranno individualmente con i tesserati. In ogni caso, la posizione comune adottata ieri rafforza la posizione dei club.

Oggi le 19 società coinvolte pagano annualmente poco più di un miliardo lordo di stipendi l’anno. Con il taglio, il risparmio stimato oscillerebbe appunto fra 177 (se si riprende a giocare) e 355 milioni (se non si torna in campo), se tutti i club applicassero in concreto le stesse misure.

Tuttavia, ora ogni società discuterà tagli e rinunce al proprio interno. E le cifre – scrive Repubblica – in molti casi saranno decisamente più basse di quelle prospettate. Lazio, Inter, Cagliari, Bologna e Fiorentina stanno trattando con la squadra il taglio di una mensilità e una spalmatura di altre tre sulla prossima stagione. Una soluzione ben vista dal sindacato, e che altri club potrebbero seguire.