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(Photo by Michael Regan/Getty Images)

Peter Moore, CEO del Liverpool, ha comunicato la decisione dei Reds di tornare sui propri passi e rinunciare alla propria candidatura al Coronavirus Job Retention Scheme, che paga l’80% dello stipendio e permette alle squadre inglesi di dover garantire il pagamento solo del 20% dei salari dei dipendenti del club (non i giocatori e lo staff tecnico).

Queste le parole di Moore riportate dal sito del Liverpool: “Riteniamo di essere giunti alla conclusione sbagliata la scorsa settimana annunciando che intendevamo candidarci al programma Coronavirus Job Retention Scheme a causa della sospensione della Premier League, e siamo davvero dispiaciuti per questo”.

Una scelta, quella dei dominatori della Premier League, che aveva scatenato una grande ondata di polemiche, dato che il Liverpool ha chiuso l’ultimo esercizio con 40 milioni di sterline di utile, ed è perfettamente in grado di onorare da solo i propri impegni economici. Disappunto testimoniato anche da ex leggende del club come Carragher, Hamann e Collymore, come si legge sulla Gazzetta dello Sport.

“Abbiamo consultato le principali parti interessate nell’ambito di un processo volto a raggiungere il miglior risultato possibile per tutti – ha proseguito Moore – e abbiamo optato di trovare mezzi alternativi per coprire i nostri costi di gestione, nonostante la nostra idoneità a presentare domanda per il regime di conservazione del lavoro per il Coronavirus”

Il CEO della squadra di Anfield ha poi voluto sottolineare la precarietà che questa crisi sanitaria a generato, così come annunciato dal Burnley nella giornata di ieri: “Nello spirito della trasparenza dobbiamo anche essere chiari, nonostante fossimo in una posizione salutare prima di questa crisi, i nostri ricavi sono stati momentaneamente annullati ma le nostre uscite rimangono. E come quasi tutti i settori, c’è una grande incertezza e preoccupazione per il nostro presente e futuro”.