Quali problemi deve affrontare l’avvocato di diritto sportivo in questa fase di emergenza? E’ possibile che il Governo adotti misure straordinarie a tutela specifica anche del mondo dello sport? Perché si parla tanto del 30 giugno come data di riferimento per cercare di terminare i campionati?

Calcio e Finanza e SportsGeneration, nell’ambito della videorubrica di approfondimento SportsBizTalks, lo hanno chiesto a Pierfilippo Capello – partner dello studio legale Osborne Clarke.

Capello ha in primo luogo chiarito la posizione dell’avvocato di diritto sportivo in questa particolare situazione legata all’emergenza sanitaria nel tentativo di arginare la diffusione del Coronavirus.

In questa fase, ha spiegato Capello a SportsBizTalks, quello che un avvocato attivo nell’industria dello sport può fare, è cercare di attingere dal diritto ordinario, dai decreti del Presidente del Consiglio emanati nel corso dell’emergenza sanitaria e da tutte le altre norme ordinarie applicabili, le risposte alle domande che riceve dai vari soggetti che fanno parte del mondo dello sport.

Molto importante a questo proposito, spiega Capello, è il confronto con i propri clienti. Questo perché ogni soggetto – dalla società sportiva agli atleti, dagli sponsor ai media, arrivando fino ai tifosi – è portatore di una diversa richiesta.

Capello non si attende comunque che il Governo vari provvedimenti specifici a sostegno del mondo dello sport. Secondo l’avvocato di Osborne Clarke eventuali misure saranno molto probabilmente inserite all’interno di un disegno normativo molto più articolato.

L’avvocato chiarisce inoltre l’importanza di occuparsi dello sport anche in una situazione di emergenza, con lo sport professionistico che è un vero e proprio settore trainante dell’economia e che vale l’1,5% del PIL.

Infine, Capello si sofferma sulla data del 30 giugno come obiettivo per la fine dei campionati. Tutto ciò che ruota attorno al calcio professionistico termina il 30 giugno e riparte il 1° luglio, dai contratti ai campionati. La possibilità che si vada oltre fa sorgere delle problematiche, in particolare quelle legate ai contratti di lavoro.

Dunque, qualora la fine della stagione dovesse essere portata oltre il 30 giugno, lo stesso si dovrà fare con effetto su tutti i rapporti giuridici che hanno lo sport come centro e come fulcro.

In ogni caso, sulla base del prosieguo dell’emergenza sanitaria, sarà comunque necessario attendere le mosse delle istituzioni per potersi muovere con maggiori certezze all’interno di una situazione in continua evoluzione.