Diego Godin e Cristiano Ronaldo (Photo by MARCO BERTORELLO/AFP via Getty Images)

L’obbligo di quarantena per chi rientra in Italia è stato prorogato fino al prossimo 3 aprile. Lo ha reso noto il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti: una proroga della norma che può incidere anche sul mondo del calcio, considerando che sono diversi i calciatori stranieri della Serie A che sono tornati a casa all’estero negli ultimi giorni.

“Sono tutti prorogati fino al 3 aprile prossimo i provvedimenti messi in atto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per far fronte all’emergenza sanitaria da Covid19 e per contrastare la diffusione della malattia”, si legge in una nota del MIT.

“La Ministra Paola De Micheli ha firmato un Decreto che prolunga l’efficacia di otto Decreti interministeriali, siglati col Ministero della Salute, contenenti diverse misure finalizzate ad una forte limitazione della mobilità delle persone sul territorio italiano e del trasporto dei passeggeri attraverso i diversi vettori”.

Il testo del Decreto 120, riguardo il rientro in Italia, recita: “Al fine di contrastare il diffondersi dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 tutte le persone fisiche in entrata in Italia, tramite trasporto aereo, ferroviario, marittimo e stradale, anche se asintomatiche, sono obbligate a comunicare immediatamente il proprio ingresso in Italia al Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria competente per territorio, e sono sottoposte alla sorveglianza sanitaria e all’isolamento fiduciario per un periodo di quattordici giorni. In caso di insorgenza di sintomi COVID-19, sono obbligate a segnalare tale situazione con tempestività all’ Autorità sanitaria per il tramite dei numeri telefonici appositamente dedicati”.

Il mancato rispetto delle disposizioni previste dal primo e dal secondo comma, sono punite ai sensi dell’art. 650 c.p., ovverosia: “Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a duecentosei euro”.

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