(Photo by Wang He/Getty Images)

Javier Tebas, presidente della Liga, è nel comitato ristretto con il presidente della Premier League e membri della Uefa e dell’Eca, l’associazione continentale dei club presieduta da Andrea Agnelli, che sta studiando calendari e soluzioni per cercare di portare a termine la tribolata stagione 2019-20.

Tebas, intervistato dalla Gazzetta dello Sport, ha parlato delle tempistiche per la ripresa dei campionati, in particolare per quanto riguarda la Serie A. «Noi lavoriamo su una piattaforma che include 30 campionati europei, con le loro coppe. Più la Champions League e la Europa League che toccano 12 campionati diversi. Coordiniamo tutto. Per l’Italia sono in contatto quotidiano con Luigi De Siervo e con Andrea Butti. Con Agnelli ho parlato il fine settimana passato. La nostra idea è quella di chiudere tutto entro il 30 giugno, e siamo ottimisti. Vorremmo iniziare tra il 14 e il 18 maggio, cosa che ci darebbe il tempo necessario per finire entro la data prevista. Non pensiamo ad altro, 24 ore su 24».

«Pensiamo di potercela fare, e senza modificare le competizioni. La decisione di rinviare Europei, Copa America, Mondiale per club e via dicendo è stata la più importante mai presa nella storia del calcio. È stato un gesto di grande responsabilità».

Per quanto riguarda la possibilità di chiudere oltre il 30 giugno, avanzata dal presidente federale italiano Gabriele Gravina, il presidente della Liga ha detto: «È un’ alternativa, ma non quella primaria. Noi continuiamo a pensare al 30 giugno perché c’è un importante tema contrattuale tra club e giocatori, una cosa che se trascurata potrebbe portare di fatto a un’alterazione delle varie competizioni. Se non dovessimo farcela studieremo un piano alternativo che dovrà avere basi giuridiche adeguate, però ripeto, oggi l’idea non è sul nostro tavolo».

«Non so con precisione quanti siano i giocatori in scadenza al 30 giugno, ma è un buon numero al quale vanno aggiunti tutti i calciatori prestati da un club all’altro. Per questo è inutile pensarci ora. Come metodologia di lavoro prendiamo il 30 giugno come data limite di chiusura e da lì torniamo indietro riempiendo gli spazi nel calendario. Bisogna vedere fino a dove potremo arrivare in questa marcia a ritroso, Cosa che non dipende da noi ma dalla situazione sanitaria».

L’impatto economico sulle società derivante da questa situazione è uno dei temi principali di discussione:  «I conti si faranno alla fine ovviamente, perché dipenderà da come chiuderemo la stagione. Ora chi soffre di più sono i grandi club che hanno catene di negozi in varie città e il museo del club, strutture normalmente molto frequentate dai turisti e ora ferme».

Sulla possibilità che alla ripresa dei campionati le partite vengano disputate a porte chiuse, il presidente si è così espresso:  «Dipenderà dalle autorità sanitarie di ogni Paese. Se dovremo iniziare a porte chiuse perché questo diranno i responsabili della salute pubblica lo faremo».

E interrogato se fosse più importante terminare entro il 30 giugno o giocare con il pubblico sugli spalti, Tebas non ha avuto alcun dubbio: «Finire entro il 30 giugno, la mia intenzione è che il nuovo calendario sia pronto tra 7-10 giorni al massimo. Giocare a porte chiuse comporterebbe un danno economico importante ma minore rispetto all’eventualità di non terminare la competizione. Tutto quanto sta succedendo comporta una perdita rilevante, che va limitata».

A proposito del tema caldo riguardante la riduzione salariale per giocatori e dirigenti: «Se la situazione sanitaria legata al coronavirus si dovesse complicare non possiamo scartare nessuna ipotesi».

Nota conclusiva sulla ripresa degli allenamenti e sui giorni di preparazione concessi alle squadre prima della ripresa del campionato: «Non ci abbiamo ancora pensato, dipenderà da quando si potrà ripartire, però è chiaro che i tempi saranno limitati e i giorni di ‘recupero’ sicuramente meno di quanto vorrebbero gli allenatori. I giocatori devono essere altamente responsabili e farsi trovare pronti per quando saranno chiamati».

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