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C’è tensione in Spagna tra la Federcalcio (RFEF) e la Liga. Il presidente della Federazione, Luis Rubiales, ha attaccato l’organizzazione, intenzionata a condurre test per la positività al Coronavirus sui giocatori di ogni club di prima e seconda divisione, definendo “irresponsabile” questa condotta, considerando che ci sono persone che necessitano del tampone in maniera più urgente.

Come riporta il “Guardian”, Luis Rubiales ha anche insistito sul fatto che la stagione calcistica spagnola deve essere completata se possibile, anche se questo significasse andare oltre la data finale proposta (il 30 giugno), specificando che giocare a porte chiuse dovrebbe essere l’ultima spiaggia.

Fino ad ora, diversi calciatori della Liga sono risultati positivi al virus. Per questo l’organizzazione aveva programmato di estendere il tampone ai calciatori di tutti i club delle prime due divisioni. La Liga, infatti, è desiderosa di monitorare la situazione, con la speranza di far ripartire la competizione entro il primo weekend di maggio, se non prima.

«Penso che sia irresponsabile quando ci sono pazienti che si giocano molto di più di una competizione, magari la vita stessa», ha detto Rubiales. «Non è appropriato utilizzare i tamponi quando ci sono persone che hanno bisogno di questo test. Non si riesce a vedere la realtà».

«Siamo tutti confinati a casa; non fa alcuna differenza se sei stato infettato o meno», ha aggiunto ancora Rubiales. «È lo stesso risultato. E se qualcuno ha sintomi gravi, è questa la persona che ha bisogno necessariamente del test, non un calciatore».

«Le autorità hanno detto questo: se qualcuno ha tamponi, maschere, guanti, che li consegni. Gli ospedali li stanno esaurendo. C’è qualcuno che invia i tamponi ai club: è una mancanza di solidarietà, potrebbe persino essere illegale. Dovrebbe vergognarsi», ha sottolineato ancora il presidente della RFEF.

«Quando tutto questo sarà finito, quando meno persone ne avranno bisogno, forse prenderemo in considerazione i test per i giocatori dei nostri club, ma per ora i test devono essere per quelli che ne hanno bisogno. Dobbiamo tutti dare una mano», ha concluso.