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Il presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli ha parlato ai microfoni di Sportitalia toccando diversi temi legati all’emergenza coronavirus e alle conseguenze che questa pandemia ha portato nel sistema del calcio sia a livello europeo che nazionale.

“Noi abbiamo ascoltato i pareri delle autorità sanitarie, la salute in questo caso è al primo posto, il calcio va nettamente dietro. E per i ragazzi piccoli bisogna assicurare ancora maggior prudenza, una difesa netta, sono il futuro e vanno salvaguardati. Non concordo ad esempio con la scelta di Lotito di far riprendere alla Lazio gli allenamenti: c’è la federazione medico-sportiva che ha dato direttive, adeguiamoci” ha esordito il presidente.

Per descrivere il suo punto di vista riguardo alla situazione a livello continentale Ghirelli si è affidato ad un’esperienza risalente al 2001: “Io sono stato Dg della FIGC, a Roma si giocava Roma-Real Madrid l’11 settembre 2001, ricordo lavorammo tanto per farla rinviare, ma senza riuscirci: ci dissero che a Mosca stavano già entrando allo stadio. Si dovrebbe invece ragionare di più sul calcio. Stavolta però il virus si aggira in Europa, avrebbe davvero causato il caos, mentre per quanto riguarda la Champions si dovrà vedere la situazione nei paesi che nelle misure di salvaguardia sono partiti più tardi di noi.”

Il presidente della Legapro ha commentato anche uno dei temi caldi di questi giorni, ovvero quello legato agli stipendi dei calciatori. Queste le sue parole: “Noi oggi abbiamo aperto un tavolo di trattativa con l’AIC, è un tavolo permanente e abbiamo avuto un’iniziale risposta positiva, sulla base di rispondere ai problemi della crisi. Ambo le parti faranno sacrifici. Per prima cosa verificheremo i danni, entro venerdì avremo il quadro preciso della situazione che consegneremo a Gravina, che coordinerà il lavoro con le altre leghe per presentare la proposta conclusiva al Governo per il prossimo decreto, quello che riguarda gli altri settori. Con l’AIC faremo poi una verifica tecnica, in base a quello che il più imminente decreto presenta: vogliamo capire quali siano gli strumenti per ammortizzare il danno, probabilmente la cassa integrazione, che riguarderà solo la Serie C. Alla conclusione di questi due punti, dovremmo vedere i reali problemi che abbiamo di fronte. Ricordo che in questa fase non si sta giocando e non ci si allena, e dovremo poi vedere quanto questa fase si protrarrà”.

In conclusione ha parlato dei possibili sviluppi futuri legati al proseguo del campionato: “Noi vogliamo arrivare alla fine del campionato per due motivi. Per prima cosa perché non vogliamo darla vinta a questo maledetto virus, poi perché non vogliamo entrare nella condizione in cui qualcuno possa entrare in un’aula di tribunale. Si creerebbe una frattura troppo grande. Concludere oltre il 30 giugno? Se serve forse si, ma in quel caso si dovrà ragionare su altre soluzioni. A ogni modo, vale per tutti, arrivare alla fine dei campionati significa rispettare promozioni e retrocessioni. Abbiamo già presentato un progetto al CIPES, il 4 aprile presenteremo anche un progetto Erasmus, lavoriamo con il Governo per progetti che attengono all’IRAP, al Credito di Imposta e a modifiche della legge Melandri: saremo pronti per quanto ripartiremo. Dobbiamo dare il massimo del cuore della Lega Pro, siamo il calcio che fa bene al paese. Siamo alla prova ardua, ma noi lottiamo”.