Cassano direttore sportivo
(Photo by Giuseppe Bellini/Getty Images)

L’ex calciatore Antonio Cassano ha perso in Cassazione la causa che lo ha visto contrapposto all’Agenzia delle Entrate per alcuni “fringe benefit” dei quali aveva goduto ancora ai tempi in cui militava tra le fila della Roma.

Come riporta l’AGI, con una sentenza depositata oggi, la sezione tributaria del “Palazzaccio” ha accolto il ricorso del Fisco contro la pronuncia con cui, nel 2012, la Commissione tributaria regionale della Puglia aveva dato ragione all’attaccante.

La vicenda ha avuto inizio con un avviso di accertamento nei confronti di Cassano per un recupero a tassazione di una somma pari a oltre 263 mila euro, a titolo di “fringe benefi” «corrisposti dalla società sportiva al calciatore legato alla stessa da rapporto di lavoro subordinato, per prestazioni professionali rese a quest’ultimo dal proprio procuratore», si legge nel documento depositato oggi.

La Commissione tributaria regionale aveva ritenuto vi fossero i presupposti per legittimare «l’esenzione dalle sanzioni amministrative» a favore del contribuente, considerate le «condizioni di incertezza, relative alla portata e all’ambito di applicazione delle disposizioni disciplinanti l’individuazione del presupposto di imposta».

Tuttavia, le conclusioni dei giudici di merito non sono state condivise dalla Cassazione, la quale ha affermato che «ha errato la Ctr nel ritenere che potessero rilevare esimenti soggettive attinenti la buona fede del contribuente».

Ciò considerato, la Corte ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle entrate, annullando la pronuncia della Commissione tributaria pugliese «nella parte in cui ha escluso l’applicabilità delle sanzioni» e, decidendo nel merito, ha respinto integralmente il ricorso originario di Cassano contro il Fisco.

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