Julio Cesar (Photo by Martin Rose/Getty Images)

Circa due anni di lavoro hanno dato i loro frutti per un gruppo di ex calciatori professionisti. Nomi come Gilberto Silva, Dimitris Papadopoulos e Patrick Mboma si sono distinti anche sui banchi oltre che sul campo da gioco. I tre sono fra i 21 ex calciatori internazionali che hanno conseguito l’UEFA Executive Master for International Players (MIP).

Dopo aver iniziato il corso due anni fa, gli ex giocatori hanno frequentato sessioni della durata di sette settimane nelle principali città del mondo. Per fornire loro una preparazione completa, ogni sessione ha preso in esame un aspetto differente dell’amministrazione e della governance calcistica. Inoltre, i giocatori che non avevano già un ruolo all’interno di un’organizzazione sportiva hanno dovuto effettuare uno stage lavorativo di tre mesi per conseguire il diploma.

I moduli del corso sono ideati per fornire agli ex professionisti una vasta gamma di competenze fondamentali per avere successo nella loro seconda carriera. Ad esempio, gli studenti hanno appreso come si può giungere a ricoprire una posizione dirigenziale, la gestione del marketing strategico e delle comunicazioni e quella dello stadio e delle operazioni logistiche. Inoltre, i partecipanti hanno anche analizzato il modello delle leghe e dei club nord americani.

L’obiettivo principale del programma MIP è fornire agli ex calciatori gli strumenti necessari per trasformare le loro qualità sul campo in abilità dirigenziali da cui il calcio possa trarre giovamento. I diplomati al corso UEFA MIP ricevono un master in studi avanzati rilasciato dal CDES dell’Università di Limoges, in collaborazione con il Birkbeck College dell’Università di Londra. Il programma è organizzato in collaborazione con l’Associazione Club Europei e la FIFPro.

Trenta giocatori si apprestano ora a iniziare il loro percorso MIP, tra i quali Didier Drogba, Kaká e Gerardo Torrado. L’ex portiere brasiliano Júlio César, vincitore della UEFA Champions League 2010 con l’Inter, partecipa su raccomandazione dell’ex compagno Maxwell, ma c’è anche un altro motivo che lo ha spinto a riprendere gli studi.

«Ho un figlio di 17 anni e una figlia di 13 e voglio essere d’esempio per loro», ha spiegato. «Loro sanno che loro padre ha una bella storia da calciatore, ma quando chiudi con il calcio ti assalgono mille dubbi e l’idea ritrovarti un giorno a guardare una partita in televisione e basta spesso fa paura. Non voglio che succeda, voglio essere un esempio per i miei figli, ecco perché ho scelto questo programma».

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