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Ormai è tutto ufficiale: il Decreto Dignità, da lunedì 15 luglio, è in vigore a tutti gli effetti. Una misura legislativa, un anno fa voluta fortemente e poi approvata dal Governo su incitazione di Luigi Di Maio e il Movimento5Stelle, destinata a cambiare la realtà che ci circonda in ogni suo aspetto. E a creare un buco, un deficit, per tutta l’economia e per le industrie che muovono il Paese. A cominciare dal calcio.

Il Decreto Dignità, come spiega l’editoriale pubblicato da Giochi di Slots, investe ed investirà più campi del reale a cominciare dai rettangoli da gioco della nostra Serie A: come rivelato qualche settimana fa dal quotidiano TuttoSport, lo Stato priverà il massimo campionato di calcio italiano di ben 35 milioni, per impatto del Decreto Dignità. Alle aziende di scommesse sportive, infatti, viene ufficialmente vietata la pubblicità e con essa vanno in fumo milioni di milioni. E parliamo solo della massima serie, creando un danno inimmaginabile alle altre categorie, già percosse e abbandonate a loro stesse.

Su un totale di 20 club, fino allo scorso anno ben quindici hanno stretto rapporti con agenzie di Betting. La Lega Calcio, attiva per le modifiche alle norme, non è riuscita a far niente. Una serie di conseguenze si abbatteranno intorno al calcio e a quel che vi gira intorno, a cominciare dal settore dei media: minori introiti per un massimo di 150 milioni, stando alle stime dell’UPA.

Era più di un anno che ormai si sapeva di questa misura di contrasto, ripetiamo, voluta dal governo per contrastare la dipendenza dal gioco d’azzardo ritenuto patologico, vietando ogni forma possibile di pubblicità, anche indiretta, alle aziende di scommesse. Ora tutto è realtà e l’articolo 9, il più contestato e discusso, applica quanto segue: viene vietata ogni forma di pubblicità relativa a giochi e scommesse tramite qualsiasi mezzo o piattaforma.

Mentre resta viva sulla stampa di settore, viene vietata assolutamente sulla stampa periodica, sui quotidiani, sulle tv, pay-tv e sul web. Una misura di contrasto che crea un danno economico non indifferente, – ne avevamo parlato in un articolo pubblicato nel mese di Giugno – dato che le stime parlano di un mancato introito erariale di circa 500 milioni di euro. Un effetto semplicemente dannoso sull’economia tutta, nei prossimi 3 anni. La Serie A interrompe così tutte le sponsorizzazioni e con essa le squadre che le avevano contratte.

Il caso più importante e significativo è quello di Lazio e Roma, dal momento che non potranno avere più gli sponsor tecnici sulle magliette, essendo in ambo i casi due agenzie di scommesse come Betway e Marathon Bet. 150 milioni di euro invece saranno persi dalle tv, per i mancati introiti della pubblicità.

Lo scorso otto aprile AGCOM ha varato una serie di Linee guida, approvate dal governo, che saranno da rispettare tassativamente: dallo stop agli sponsor di scommesse sulle maglie di calcio e a bordocampo, fino all’inserimento di prodotti pubblicitari legati al gioco, dai programmi tv ai film. Vengono vietati i gadget, l’organizzazione di eventi a premio, pubblicità redazionali e social. Il Decreto Dignità permetterà altresì i servizi di comparazione di quote, gli spazi quote nei programmi tv o web sportivi, l’esposizione delle vincite, i servizi di indicizzazione web, le comunicazioni commerciali business to business, le fiere destinate agli operatori del settore, le comunicazioni di responsabilità sociale, le campagne informative sui rischi del gioco.

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1 COMMENTO

  1. Calcio e finanza dovrebbero essere due settori separati…pagate meno i calciatori, spillate meno soldi al poveretto che è ancora illuso di puntare sulla bravura della squadra piuttosto che su partite già decise a tavolino…ed ecco che l economia, quella vera tirna a respirare, I milioni che dite di perdere li perdono in pochi, i soldi che non vengono piu persi al gioco restano nelle tasche di tanti.

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