(Foto Andrea Staccioli / Insidefoto)

Il Decreto Dignità ha previsto che partire dal mese di luglio 2019 gli operatori legali attivi nel settore del gioco e del betting non possano più fare pubblicità. Una misura che avrà un impatto economico negativo per il mondo del calcio italiano.

Secondo le stime di Logico, l’associazione che riunisce gli operatori di gioco online che operano nel mercato italiano attraverso regolare concessione, gli investimenti in pubblicità da parte delle società operanti nel settore ammontano a circa 200 milioni di euro l’anno.

Di questi circa la metà sono destinati a club di calcio e leghe, mentre il restante 50% è destinato a media e tv, che prevalentemente di occupano di sport.

Risorse che, a causa del divieto imposto dal governo con il Decreto Dignità, saranno con ogni probabilità dirottati su altri mercati in Europa, con un danno considerevole per il settore calcistico in Italia, che rischia di perdere in competitività.

Quasi tutte le società di Serie A hanno infatti un betting partner che contribuisce, attraverso contratti di sponsorizzazione, ai ricavi commerciali dei club. Ma anche le leghe, si pensi alla Lega di Serie B, hanno stretto accordi e partnership con operatori del gioco online.

Ma il danno per il calcio italiano non sarà solo quello diretto (il venire meno dei contratti di sponsorizzazione) ma anche quello indiretto.

Il divieto di fare pubblicità andrà infatti ad impattare anche sui broadcaster che raccolgono pubblicità dagli operatori attivi nel settore del gaming e del betting e che avranno così minori risorse da investire nei diritti audiovisivi del calcio italiano.

 

Decreto Dignità, la posizione di Logico

«Il divieto di fare pubblicità introdotto dal decreto dignità non aiuta, come molti pensano, a risolvere il problema della ludopatia», spiega a Calcio e Finanza Barbara Beltrami, vicepresidente di Logico con delega alla Comunicazione.

«Il provvedimento colpisce infatti solo una parte marginale del settore del gioco, quella online, che è l’unica realmente regolata e sicura», spiega Beltrami: «Per poter operare legalmente nel mercato italiano del gioco online, infatti, è necessario che gli operatori si colleghino con la rete di Sogei. Questo consente non solo agli operatori ma anche allo Stato di tracciare e monitorare ogni transazione in tempo reale».

Barbara Beltrami, vicepresidente di Logico con delega alla Comunicazione
Barbara Beltrami, vicepresidente di Logico con delega alla Comunicazione

«Inoltre il fatto che per poter giocare online l’utente debba fornire il proprio documento di identità e il proprio codice fiscale consente una maggiore tutela per il giocatore e una efficace prevenzione del gioco minorile . Questo non accade invece nei bar o nelle sale giochi dove è tutto completamente anonimo», osserva la vicepresidente di Logico.

«Il Decreto Dignità ha colpito la parte più sana della filiera, quella del gioco online, che non ha evidenziato problemi di ludopatia».

Secondo i dati certificati da ADM/Sogei nel 2017, la spesa media (al lordo dei bonus conferiti dai Concessionari), è equivalente a 52€/mese pro-capite, ovvero l’equivalente di due caffè al giorno.

Se il divieto introdotto con il Decreto Dignità avrà un impatto negativo sul gioco online, che rappresenta solo il 7% del mercato del gioco in Italia (quantificato in circa 20 miliardi complessivamente), minore sarà invece il danno per il “gioco fisico”, meno regolato, considerando che non esistono le stesse tutele (a partire dalla tracciabilità di giocatori e delle giocate).

Le insegne degli operatori nei bar e nelle sale gioco resteranno, a differenza degli spot e delle campagne di sponsorizzazione condotte dagli operatori del gioco online, che non saranno invece più consentiti.

Un altro possibile effetto negativo legato al divieto di fare pubblicità, secondo Logico, sarà quello di favorire il gioco illegale.

«La pubblicità», spiega ancora Beltrami, «è soprattutto un modo per orientare i consumatori verso un’offerta di gioco legale e sicura»

Non solo, i siti illegali potrebbero continuare a farsi promozione attraverso il canale Internet, a differenza dei siti legali che subirebbero in tal caso le inevitabili sanzioni.

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