Luca Campedelli, patron del Chievo (foto Daniele Buffa/Insidefoto)

Plusvalenze Chievo Cesena – La guardia di finanza di Forlì ha eseguito un’ordinanza del Gip del tribunale di Forlì, Monica Galassi, in merito a possibili condotte illecite connesse alla compravendita di giovani calciatori avvenute tra la società, fallita, Cesena Calcio (già militante nel campionato di calcio di serie B) e il Chievo Verona.

Stando a quanto riportato dall’ANSA, è stato disposto il sequestro preventivo di beni per 3,7 milioni di euro nei confronti del Chievo Verona e del suo attuale presidente (Luca Campedelli) e di beni per 5,3 milioni circa nei confronti del Cesena Calcio e società satellite, oltre che del suo ex presidente e di altri due indagati.

In totale sono 29 le persone indagate. Le ipotesi di reato sono di bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e i reati tributari di emissione e utilizzo di fatture false. Secondo quanto emerso dalle indagini, «negli anni dal 2014 al 2018, il Cesena Calcio e il Chievo Verona hanno effettuato delle reciproche compravendite di calciatori minorenni che, in realtà, si verificavano solo cartolarmente (il giocatore non si trasferiva mai presso la nuova società in ragione della contestuale stipula del “prestito”) e a valori del tutto sproporzionati», spiega la Guardia di Finanza.

«I giovani atleti – aggiunge la GdF –, infatti, oltre a non venir mai utilizzati dalla società acquirente venivano addirittura “prestati” a squadre dilettantistiche. Le false plusvalenze ricostruite ammontano a quasi 30 milioni di euro e costituivano l’escamotage per mantenere in vita una società (il Cesena Calcio, ndr) che avrebbe dovuto richiedere l’accesso a procedure fallimentari da diversi anni e che continuava a omettere con sistematicità il versamento delle imposte trasformando tale espediente straordinario nella normalità della gestione imprenditoriale».

«Il debito accumulato con l’Erario ammontava a oltre 40 milioni di euro. Numerose le distrazioni ricostruite e poste in essere anche dallo stesso presidente del Cesena Calcio che nel luglio 2018 continuava a farsi pagare fatture per operazioni inesistenti al solo fine di svuotare i conti della società ed adottava accorgimenti per tutelare i propri beni».

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