(Foto Image Sport / Insidefoto)

Agenti sportivi riforma – Il calciomercato estivo dei club italiani ha rischiato di essere compromesso dalla riforma sugli agenti sportivi. Come riporta “MF – Milano Finanza”, la legge di Bilancio 2018 ha previsto l’introduzione di un esame di abilitazione per l’esercizio della professione, che dà diritto all’ iscrizione nei registri di Figc e Coni.

In caso di mancata iscrizione, i contratti siglati con l’assistenza di procuratori non presenti nel registro sarebbero nulli, eventualità che impedirebbe il trasferimento dei calciatori da una società all’altra. Il problema è che gran parte degli agenti sportivi attivi sul mercato italiano non risultano al momento iscritti all’albo.

Il nuovo iter ha creato non pochi problemi. Da un lato il fatto che solo 8 partecipanti su 800 abbiano passato l’esame alla prima sessione di marzo, dall’altro la difficoltà di iscriversi al nuovo albo per tutti coloro che già ne avessero diritto (gli agenti che hanno già sostenuto l’esame prima della liberalizzazione del 2015), per via dell’alto numero di domande arrivate a Coni e Figc.

Da qui la decisione del governo di spostare l’entrata in vigore della riforma al 1° gennaio 2020, prevedendo al contempo lo svolgimento di una seconda prova di esame, probabilmente fra fine ottobre e inizio novembre. «La proroga è opportuna per evitare di ingolfare il calciomercato estivo, ma altrettanto giusta la decisione di riformare la figura dell’agente sportivo», ha spiegato a MF-Milano Finanza Valerio Giuffrida, commercialista, agente Fifa ed esperto di regolamenti in ambito sportivo.

«La liberalizzazione – ha continuato Giuffrida – ha permesso a chiunque di inventarsi procuratore, anche ad amici e parenti. La riforma introduce invece un’opportuna professionalizzazione con relativi obblighi di aggiornamento: il mestiere d’ agente richiede preparazione e aggiornamento, si devono conoscere il diritto e la contrattualistica, anche perché gli importi in gioco e i compensi sono spesso rilevanti».

«La norma rischia di fatto di impedire agli agenti extracomunitari di operare in Italia o perlomeno di complicar loro la vita: difficilmente vorranno condividere informazioni sui loro affari con il domiciliatario europeo», ha concluso Giuffrida.

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