Il Fair Play Finanziario dalle origini alla riforma del 2018
Uefa Logo (Photo credit should read FABRICE COFFRINI/AFP/Getty Images)

Se i tifosi milanisti stanno ancora pensando con amarezza alla notizia dell’esclusione dalle Coppe Europee nel corso della prossima stagione, in realtà prima dei rossoneri ci sono state altre “vittime” illustri del Fair Play Finanziario. Il Tas, in questo caso, è il giudice principale che deve sentenziare l’esclusione di un club dalle competizioni europee per colpa della violazione degli obblighi previsti dall’apposita normativa.

Nella lista “nera” della Uefa ci sono, però, anche altre compagini storiche, come ad esempio Galatasaray, Stella Rossa e pure il Panathinaikos. Prima del Milan, quindi, sono state addirittura sedici le squadre coinvolte dal “pugno duro” del Tas di Losanna, che sono state escluse per colpa di tante situazioni. Spesso si è trattato di non aver ottemperato ai debiti con altri team, che a lungo andare avrebbero portato una vera e propria crepa nell’equilibrio generale del sistema, fino al non raggiungimento dell’intesa degli accordi che vengono sottoscritti in tema di settlement agreement.

 

Nel 2019, invece, sono state solamente due le squadre in grado di evitare la sanzione e di non essere quindi escluse dalle Coppe Europee. Si tratta del Levski Sofia e del Vardar Skopje: per queste due squadre la speranza è rimasta intatta, visto che proprio all’ultima “curva” sono state in grado di rimanere all’interno dei parametri che sono stati stabiliti dalla Uefa.

Fair Play Finanziario e il caso del City

Si attende sempre con attenzione la sentenza che dovrebbe colpire il Manchester City per presunta violazione delle norme che riguardano il FFP. Le prossime settimane saranno decisive, nonostante il ricorso che il club inglese ha già presentato al Tribunale di Losanna. Un ricorso che, in realtà, non porterebbe a bloccare in alcun modo il procedimento in corso, come è stato sottolineato dall’Uefa che, anzi, starebbe spingendo per richiedere l’esclusione dalle Coppe per sanzionare adeguatamente la il club guidato da Guardiola. Chiuso il campionato rispettando le previsioni di Oddschecker che lo vedevano vincente contro il Brighton, il City ha dominato la finale di FA Cup, sfiorando anche la semifinale di Champions League dopo una pazzesca sfida contro il Tottenham.

Tutto è nato dai documenti che vennero diffusi da parte di Football Leaks: si trattava di operazioni di sponsorizzazione che mascheravano, in realtà, dei veri e propri aumenti di capitale effettuati dall’azionista principale del club. Insomma, delle iniezioni di capitale che provenivano da Abu Dhabi, ma che sarebbe state fatte passare come semplici sponsorizzazioni, non solo nel 2012, ma anche nel 2013. E le risposte del City non sarebbero state soddisfacenti: da qui l’inizio delle indagini fino all’attuale situazione.

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David Silva, Riyad Mahrez e Bernardo Silva Stadium (Photo by Daniel Chesterton/phcimages.com)
Foto PHC/Insidefoto)

Il FFP, meglio conosciuto come Fair Play Finanziario, prevede dei criteri che le squadre devono seguire e rispettare dal punto di vista delle operazioni economiche e a livello di bilancio. È stato il presidente dell’UEFA Michel Platini a volere con forza l’introduzione di questo tipo di normativa nel mondo del calcio. Una scelta quasi obbligata, dal momento che nel 2010 lo stato di deficit del calcio europeo era particolarmente grave e sotto gli occhi di tutti. Alcune indagini svolte nel 2008 hanno messo in evidenza come quasi la metà delle squadre aveva un bilancio in perdita. In alcuni casi si trattava di perdite importanti (maggiori di oltre il 20% rispetto al reddito), con un livello generale di perdite che si aggirava intorno a 1.7 miliardi di euro.

Una disciplina che certamente ha fatto tanto discutere gli addetti ai lavori, ma che in ogni caso ha favorito una vera e propria inversione di tendenza. Dal 2017 in avanti, infatti, i passi in avanti sono stati numerosi, riuscendo a raggiungere profitti, combinati chiaramente, che si aggiravano intorno ai 600 milioni di euro.

Quando un club si può definire sano?

Una normativa che ha introdotto alcuni stringenti obblighi per tutti i club. Prima di tutto il pareggio di bilancio, poi la mancanza di debiti scaduti nel pagamento dei trasferimenti di calciatori, la costanza nei pagamenti verso i dipendenti e il versamento delle specifiche ritenute verso le istituzioni nazionali, trasparenza e correttezza in merito alla creazione e diffusione di tutte le informazioni e i dettagli sulla situazione economico-finanziaria di un club. Il bilancio dell’anno precedente, inoltre, deve essere sempre stato oggetto di controllo da parte di una società di revisione contabile.

Per poter ottenere la licenza del FFP, una squadra deve avere il bilancio in parità, ma anche garantire un patrimonio netto positivo, assicurare la continuità aziendale, avere una sostenibilità per quanto riguarda i debiti. Spostando l’attenzione al pareggio di bilancio, le regole prevedono in realtà anche delle “deviazioni accettabili”. In poche parole, il vincolo può essere rispettato anche in caso di bilancio in perdita, ma solo se quest’ultima non va oltre determinati parametri triennali.

Anche se i passi in avanti sono stati numerosi dal 2010 in poi, la disciplina che riguarda il FFP è stata criticata da più parti. E, in effetti, non mancano anche i punti deboli all’interno della normativa attuale, che hanno portato a diversi interventi, di cui l’ultimo attuato nel 2018. Tra le critiche più forti che sono state lanciate verso l’attuale disciplina troviamo sicuramente l’assenza di regole sufficientemente severe e importanti per combattere quella che è ormai diventata una consuetudine, ovvero dei finti prestiti che vanno a mascherare delle vere e proprie operazioni di acquisto. Non solo, visto che è stata richiesta maggior attenzione in merito a tutte quelle operazioni che coinvolgono club “amici”, con la stessa proprietà.

La riforma del 2018

A maggio dello scorso anno, la UEFA ha deciso di mettere mano alla normativa del FFP, modificando diversi aspetti che riguardano la trasparenza, oltre che diversi elementi indicatori relativi al pareggio di bilancio. Sono state inserite regole ancora più stringenti per quanto riguarda la relazione dei bilanci dei club. Oltre chiaramente ad essere ispirati ai principi contabili IFRS, devono essere aggiunti bonus, incentivi, benefit e quant’altro viene corrisposto ai propri dipendenti. Stesso discorso per tutte le forme di ricavi, senza dimenticare come siano stati aggiornati anche i parametri relativi al debito ammissibile e al player transfer balance all’interno del requisito di pareggio di bilancio.

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