De Laurentiis mercato Napoli
Aurelio De Laurentiis (Photo by Andreas Rentz/Getty Images)

Intervenuto in diretta a Radio Kiss Kiss Napoli, il presidente del club partenopeo, Aurelio De Laurentiis, è tornato sulla delicata questione della riforma della UEFA Champions League. Il patron del Napoli ha spiegato: «Credo che ci sia un grandissimo misunderstanding. Una grande ignoranza, nel senso di ignorare le cose non avendo partecipato a tutte le riunioni dell’ECA».

«Bisogna spiegare – ha detto De Laurentiis – che l’ECA è l’associazione dei club europei, 232 club. Più di 100 sono fattivi e decisionisti nel consiglio, altri invece sono dei soci con presenza, con possibilità di suggerire, ma non di decidere. Anche se adesso pare si voglia modificare e allargare questa possibilità anche a tutti gli altri club. L’ECA è stata l’unica associazione di club privati che s’è contrapposta con educazione e fermezza alla UEFA e alla FIFA, declamando il ruolo importantissimo dei club. Attraverso l’ECA si sono ottenuti, in dieci anni, una serie di vantaggi».

De Laurentiis ha quindi chiarito la situazione Super Champions: «Io sono il chairman di comunicazione e marketing per l’ECA e posso assicurarvi che non è nelle intenzioni di Agnelli quella di fare una Super Champions per pochi eletti. Lui ha cercato di allargare democraticamente la possibilità di parteciparvi anche a club meno blasonati. Il problema va impostato in un altro modo. Come? Se noi parliamo del 2024-27, parliamo di un periodo così distante che sarebbe illogico parlarne fin da adesso. E questo l’ho detto anche ad Agnelli. Oggigiorno anche 6 mesi è lontanissimo».

A proposito di tempistiche: «Qui c’è questa stupida abitudine di stabilire le cose di triennio in triennio perché la gente crede che così si può ottenere di più, ma non è così. Chi ha capacità commerciali deve sapere ottenere cose giuste e logiche anche in un lasso breve di tempo. Questa gente io la manderei a casa. Il calcio che vorrei dovrebbe essere animato da giovani, non da persone che basano le decisioni sulle stantie esperienze passate. Bisognerebbe proiettarsi al futuro e, soprattutto, essere capaci di prevedere quello che sta per accadere».

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La Champions League (Photo by Alexander Hassenstein/Getty Images)

«Ad Agnelli – ha proseguito ancora il presidente degli azzurri – ho detto che lui prima di tutto deve interessarsi di come far trovare i bambini al calcio. I bambini si stanno allontanando dal calcio a causa dei videogiochi elettronici. Ma perché? Perché questo sport è noioso, a parte qualche partita. Specie nelle fasce minori del calcio le partite non destano grande interesse. Dobbiamo immaginare quali saranno i nostri prossimi fruitori. Noi viviamo in un contesto in cui i millenials e la generazione Z praticano gli e-Games e si allontanano dal calcio. Io ho una idea per il Ministro dell’Istruzione, da proporgli: mettiamo nelle scuole elementari italiane tecnica e tattica del calcio; due ore a settimana in cui far vedere ai bambini le partite più belle, studiarle, far capire come si gioca, cosa deve fare un attaccante o un difensore, cosa vuol dire il modulo».

De Laurentiis spiega in che modo bisognerebbe agire: «Bisogna prendere Ceferin e dirgli: “Caro Ceferin, se lei non sta con noi, noi la togliamo”. Io ho parlato male di Platini e Blatter e i fatti ora dicono che non mi ero sbagliato. Ora bisogna parlare e pensare. Bisogna organizzare cosa i media desidererebbero, visto che i media rappresentano il pubblico. Dove vogliamo andare? Cosa vogliamo fare? Che interesse vogliamo creare? Dobbiamo rovinare il calcio nazionale? Giammai, perché è una fucina dei valori culturali di una nazionale. E va tenuto nel weekend. Perché dobbiamo fare una Champions League e un torneo per morti di fame a cui si dà il contentino (Europa League, ndr)? Tu UEFA, perché coi nostri investimenti vuoi fare la parte del leone? Il secondo torneo dobbiamo gestirlo noi».

«Benvenute a FIFA e UEFA – ha poi concluso –, ma devono concentrarsi su regolamenti uniformate e sulle nazionali. Tebas ha ragione a dire che l’ECA deve organizzare il campionato europeo. Deve esserci un’unica Champions League. Per evitare un dislivello di potere economico si può fare una Champions League tra chi può permettersi determinati calciatori e un’altra Champions League per gli altri club. Poi i primi 4-5 dell’una e i primi 4-5 dell’altra potrebbero sfidarsi alla fine».

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