Paulo Dybala (Insidefoto.com)
Paulo Dybala (Insidefoto.com)

Dybala intervista Style – Lunga intervista di Paulo Dybala a “Style”, il mensile de “Il Corriere della Sera”. Il calciatore della Juventus si racconta, dall’esordio nell’Instituto, la squadra di Cordoba dove si guadagna il soprannome “la Joya”, fino a oggi. «Mi capita spesso di sentire frasi tipo “è giovane, ha 22 anni”. Ma nel calcio, a quell’età non sei più tanto giovane» ha spiegato a inizio intervista. «Io nell’ultimo periodo sono cresciuto molto. Non mi considero più un ragazzo perché ho fatto esperienze che mi permettono di vedere le cose in un altro modo, sia dentro sia fuori dal campo».

Dybala ripercorre dunque le tappe della sua carriera. Dai periodi difficili in Argentina e la morte del padre, fino all’arrivo in Italia: «Mi sono trasferito in un Paese che non conoscevo, senza sapere la lingua, per giocare in uno dei campionati più difficili del mondo. È stato un grande cambiamento». A Palermo, tra gli allenatori trova anche Rino Gattuso, ora al Milan. «In allenamento giocava con noi e non tirava indietro la gamba. Diceva che dovevo sentire le botte per imparare a evitarle: mi ha aiutato moltissimo» racconta.

Poi il trasferimento alla Juventus e la notorietà, anche se trovare un equilibrio non è sempre un esercizio semplice. «Succede a tutti, anche a campioni come Leo Messi e Cristiano Ronaldo: dopo quello che hanno fatto nella loro carriera vengono ancora criticati» dice Dybala. «I momenti difficili in cui ti senti solo capitano, c’è chi li soffre di più e chi di meno, ma se giochi ad alto livello devi essere preparato. Ogni volta bisogna scendere in campo come se nella partita precedente non fosse successo niente».

Non solo di sé stesso. In conclusione la Joya parla anche dei compagni, e in particolare racconta dell’arrivo di CR7: «Nessuno se lo sarebbe immaginato, nemmeno noi: pensavamo che fosse una sparata dei giornali, come succede spesso durante il calciomercato. Visto da vicino, Cristiano è un ragazzo semplice. Ha la sua immagine, il suo personaggio, il suo modo di stare in campo. Ma dentro lo spogliatoio è come gli altri e gli piace scherzare con tutti».

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