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Il pallone della Champions League (Foto Andrea Staccioli / Insidefoto)

La bagarre Champions si infiamma. Cinque squadre in quattro punti per un solo posto disponibile, sei in nove punti per due posti allargando il discorso anche alla terza piazza occupata oggi dall’Inter: a cinque giornate dalla fine, tutto è ancora apertissimo. E in ballo non c’è solo l’onore di giocare nell’Europa che conta, ma anche una corposa fetta di ricavi.

Tra 20 e quasi 40 milioni, è questa la cifra minima che le squadre oggi in lotta potrebbero portare a casa qualificandosi alla prossima Champions League. L’introduzione nella stagione in corso del ranking decennale/storico come criterio di ripartizione fa pendere l’ago verso le big: considerando il bonus da partecipazione, i ricavi minimi dal market pool (considerando l’ipotesi peggiore per ciascuna squadre, cioè che le altre tre italiane arrivassero in fondo al torneo) e quelli appunto del ranking decennale il Milan infatti partirebbe da circa 39 milioni, la conferma dell’Inter porterebbe a nuove entrate minime per circa 35 milioni e anche la Roma potrebbe superare quota 30 milioni, mentre la Lazio partirebbe da circa 27 milioni.

 

Il minor peso a livello di ranking decennale/storico per Atalanta e Torino potrebbe comunque permettere a nerazzurri e granata di incassare circa 22 milioni di premi Uefa minimi. Il tutto senza considerare gli eventuali bonus dai risultati e le entrate dal botteghino, che possono far salire ulteriormente i ricavi.

Soldi che comunque potrebbero fare decisamente comodo. Atalanta e Torino, ad esempio, potrebbero così superare la barriera dei 100 milioni di fatturato “netto” (esclusi cioè i ricavi dal calciomercato), dopo aver chiuso l’ultimo bilancio rispettivamente con entrate per circa 87 e 70 milioni di euro.

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