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La FIFA utilizza da anni i documenti di “Football Leaks” come «strumento investigativo estremamente utile», nonostante sia consapevole del fatto che questi potrebbero essere stati ottenuti tramite operazioni di hacking.

Lo scrive il “Daily Mail”, spiegando che Mark Goddard, ex responsabile del database del Transfer Matching System (TMS) della FIFA fino al 2017, sostiene che la possibilità di fare chiarezza e di rendere il calcio un gioco più pulito giustifica l’uso di prove ovunque esse possano essere trovate.

FPF, l’UEFA avvia un’indagine sul Manchester City

Goddard sostiene che la UEFA dovrebbe fare lo stesso nelle indagini portate avanti nei confronti del Manchester City sulle questioni legate al Fair Play Finanziario. L’uomo ha parlato dei documenti in relazione alla loro attendibilità, verificata quando le prime rivelazioni sono apparse nel 2015: «Sapevamo che Rui Pinto (considerato l’hacker di Football Leaks ndr) stava ricevendo materiale originale e, avendo verificato la qualità e la veridicità di quei documenti, abbiamo detto “Caspita! Questo ci è utile”».



«Qualsiasi informazione particolare che ci aiuti a perseguire una particolare linea di indagine, la usiamo per costruire un'immagine e costruire un caso. Non è che non ci fidiamo dei club, chiediamo solo di dimostrare quello che dicono», ha aggiunto Goddard.

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