Il presidente del Milan, Yonghong Li (foto: Daniele Mascolo)
Il presidente del Milan, Yonghong Li (foto: Daniele Mascolo)

È sostanzialmente pronta la rogatoria in Cina per ricostruire i flussi del denaro versato per l’acquisto del Milan da parte di Yonghong Li l’uomo d’affari cinese ora indagato per false comunicazioni sociali dalla Procura di Milano, secondo quanto riportato dall’agenzia Ansa.

Da quanto si è appreso la richiesta di assistenza giudiziaria internazionale, scritta dal pm Paolo Storari è ora sul tavolo del Procuratore aggiunto Fabio De Pasquale per le ultime limature per poi essere trasmessa alle autorità cinesi. L’indagine coordinata da Storari e De Pasquale era nata in seguito al rapporto depositato l’anno scorso fa dalla Gdf che conteneva tre ‘sos’, ossia “segnalazioni di operazioni sospette”.



Da qui l'avvio degli accertamenti e l'ipotesi di falso in bilancio nei confronti dell'imprenditore cinese: lo scorso febbraio, secondo gli accertamenti, aveva assicurato con un comunicato ufficiale che la situazione relativa alle sua "risorse personali" era "completamente sana" nonostante la Jie Ande, 'cassaforte' indicata tra i suoi principali asset per rilevare il club calcistico da Fininvest un mese prima era stata dichiarata fallita dal Tribunale del popolo di Shenzhen.

Di fronte a questa situazione inquirenti e investigatori, tramite le rogatorie cinesi, vogliono far luce sulla provenienza dei soldi sborsati per l'acquisto della squadra rossonera. Nel mirino ci sarebbero, tra l'altro, alcuni conti in in banche a Hong Kong e Macao.

Complessivamente l'uomo d'affari cinese ha versato circa 500 milioni di euro nella sua misteriosa avventura italiana. La gran parte a Fininvest (che aveva fissato il prezzo a 740 milioni), con una serie di caparre a singhiozzo, fino al closing, raggiunto in extremis mettendo il club come pegno a fronte del prestito ponte da 303 milioni ricevuto da Elliott. Il resto dei soldi, Li Yonghong lo ha iniettato nelle casse del Milan per gli aumenti di capitale.

A soli 15 mesi dal closing Mr Li è andato però in default quando non è riuscito a completare l'ultimo aumento di capitale da 32 milioni né a restituire quella cifra a Elliott, che era subentrato in surroga. A quel punto il fondo statunitense ha avviato l'escussione del pegno, subentrando nel controllo del Milan, e il cinese è uscito di scena.

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