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Palloni della Uefa Champions League (Foto Cesare Purini / Insidefoto)

L’ introduzione da parte della Uefa del Fair Play Finanziario nel calcio europeo a partire dalla stagione 2011-2012 ha sicuramente avuto un impatto benefico sulla sostenibilità finanziaria delle società di calcio, ma con questo non significa che ormai si può abbassare la guardia.

È questo, in estrema sintesi, il risultato di uno studio, realizzato da Ariela Caglio e Donato Masciandaro, entrambi docenti all’Univeristà Bocconi di Milano, e da Gianmarco Ottaviano, del dipartimento di economia della London School of Economics e dell’ Università di Bologna, prendendo in esame i bilanci di 175 club che hanno partecipato ai cinque campionati maggiori in Europa (Germania, Inghilterra, Italia, Francia e Spagna) nel periodo compreso tra la stagione 2005-2006 e quella 2014-2015.

Uno studio, che è stato presentato venerdì 23 settembre nella sede centrale della Uefa a Nyon alla presenza dei direttori finanziari dei principali club europei e anticipato oggi dal settimanale Milano Finanza.

Nel loro lavoro infatti i tre docenti, pur prendendo atto della riduzione della perdita aggregata dei club partecipanti alle competizioni europea, scesa da da 1,7 miliardi nel 2011 a 400 milioni nel 2014, sono andati a testare più in profondità la sostenibilità finanziaria dei club, utilizzando due indicatori:

  • Rapporto tra debito e cash flow (D/CF) – Più è alto il rapporto tra debito e cash flow, minore è la sostenibilità finanziaria. Questo indicatore misura il tempo necessario per ripagare i debiti con la cassa che ogni club genera assumendo che il totale del flusso di cassa è utilizzato per ripagare l’indebitamento.
  • Differenza tra fatturato e costo del lavoro – Questa voce, spiega lo studio, è quella più prossima al concetto di «guadagno rilevante» e «spese rilevanti» che sono la base per stabilire se un club infrange o meno la regola del break-even.

Su queste basi si intersecano due assunzioni che introducono anche la variabile sportiva.

La prima assunzione è quella di un rischio di «bolla finanziaria» nel sistema, ovvero se e come è cambiata la voce debito con l’ introduzione del fair play finanziario.

La seconda assunzione è quella del pericolo di «doping finanziario», ovvero se esiste una correlazione tra successi sportivi e incremento del debito e se e come questo legame è stato modificato dal fair play finanziario.



Di qui l'indagine muove per capire come queste due assunzioni si siano o meno modificate in questi anni a seconda dei campionati dei cinque principali Paesi europei utilizzando i metodi tipici dell' analisi econometrica.

In Inghilterra per esempio nel periodo precedente all'introduzione del fair play finanziario (2006-2011) si assiste a un miglioramento della solidità finanziaria dei club mentre nel periodo successivo, dopo il 2011, la tendenza è indefinita.

Quasi a significare che, per quanto riguarda il rischio di un grosso indebitamento del sistema e la creazione di una possibile bolla finanziaria, l'introduzione del pacchetto di regole del Ffp è stata irrilevante.

Invece per quanto riguarda la seconda assunzione, quella di financial doping, dal 2011 in poi in Inghilterra si assiste a una correlazione positiva tra maggiore indebitamento e punti conquistati. Segnalando quindi che dopo l' introduzione del Ffp la situazione di sostenibilità del sistema è addirittura peggiorata.

In Spagna i dati segnalano che prima dell' introduzione del fair play finanziario c'era un pericolo di bolla finanziaria. E questo rischio effettivamente si è corretto, seppur parzialmente, dopo l'introduzione delle nuove norme Uefa, ma soprattutto alla luce della regolamentazione nazionale, che ha portato a un risanamento complessivo dei conti dei club della Liga (CLICCA QUI PER APPROFONDIRE).

Per quanto riguarda la correlazione tra debito e successo sul campo anche qui si assiste a un impatto delle nuove regole europee (e nazionali).

Se infatti prima del 2011-2012 il legame alto livello di indebitamento/molti punti era la prassi, dopo quella stagione in cui entrò in vigore il Ffp con il livello di indebitamento generale si abbassò ma i punti rimasero copiosi.

In Francia si nota un miglioramento per quanto riguarda il livello di indebitamento dei club, mentre il pericolo di financial doping che non era presente prima del 2011, non sussiste nemmeno dopo.

E in Germania la situazione è simile. È migliorato il tasso di indebitamento generale, mentre il rischio di doping non sussiste ora come non esisteva prima del 2011.

L' Italia invece rappresenta il caso più grave. Visto che l' introduzione del Ffp per i club di Serie A sembra aver avuto un impatto irrilevante. In quanto i presupposti per la creazione di una bolla finanziaria (alto indebitamento) che erano presenti prima del 2011 sono presenti tuttora. Così come i segnali di un possibile doping finanziario non sembrano essere svaniti.

2 COMMENTI

  1. A conti fatti con i numeri di quest’anno, cf di 10 milioni (ma con ricapitalizzazione da mercato di 9) e debito netto di 220 milioni, alla Roma serviranno 11 anni per rientrare del debito.
    Ma senza ricapitalizzazioni la Roma avrebbe cf negativi e sarebbe ovviamente sull’orlo di un burrone.
    La cosa che più sconcerta è la disinvoltura con cui si prendono certe decisioni che si traducono in puntuali peggioramenti dei numeri, senza determinare un effettivo vantaggio tecnico. Valore tecnico che poi dovrebbe essere il target unico di ogni società di pallone.
    Ma la Roma si sa è altra roba. Solo accidentalmente si firma Associazione Sportiva.

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