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Gonzalo Higuain esulta con Lucas Biglia e Frank Kessie (Foto: Andrea Staccioli / Insidefoto)

«Non ci sono trattative, zero, nessun socio in vista e nemmeno lo si cerca. Elliott (che ieri ha smentito ufficialmente, ndr ) ha un disegno di ampio respiro da realizzare in 3-5 anni».

Così il presidente del Milan, Paolo Scaroni, ha negato la possibilità che il fondo USA cui fa capo il controllo del Milan abbia avviato una procedura per individuare eventuali soci di minoranza.

Secondo indiscrezioni circolate nei giorni scorsi e riportate dalla stampa Elliott avrebbe dato mandato a Unicredit di individuare uno o più soggetti industriali interessati a rilevare una quota del Milan compresa tra il 20 e il 30%. Una prospettiva che, alla luce della smentita del fondo e del presidente del Milan, sembra per ora tramontata.

Scaroni ha sottolineato l’impegno del fondo Usa a riportare in alto il Milan attraverso un percorso di medio-lungo termine.

«Se un giorno vorrà disinvestire deve prima creare valore», ha sottolineato l’ex numero uno di Eni ed Enel, «È quello che un fondo fa di mestiere e i loro numeri, dal 1978 a oggi, dicono che lo fanno benissimo. Se poi arriva un compratore fantastico chissà, ma ora non esiste una simile prospettiva. Gordon Singer segue attentamente la parte investimenti, acquisti e cessioni».



Nell'intervista alla Gazzetta dello Sport, il presidente del Milan si è anche soffermato sulla strategia di Elliott per riportare in alto il club rossonero

«Nel calcio ci sono due montagne da scalare contemporaneamente, quella sportiva e quella economica: sono intrecciate e tenute insieme dal Fair play. Il ragionamento è complessivo e deve portare a cambiare le logiche di espansione del nostro campionato.
Dobbiamo guardare all'Oriente e in America, perché per riportare qui i grandi campioni tutto passa dall'audience mondiale. Il Milan potrebbe essere avvantaggiato: è il club italiano con il maggior numero di tifosi sparsi nel pianeta. Non vogliamo restino vecchi signori che ricordano vecchie glorie, vogliamo tornare a livelli economici e sportivi eccellenti».

Il modello cui guardare in Italia rimane la Juventus anche se, spiega Scaroni, «vincere sette scudetti di fila è un bellissimo record, ma ormai i titoli nazionali perdono peso in favore delle competizioni europee. In Cina o in Brasile guardano le coppe più che i campionati. Per questo preferisco un Milan qualificato tre volte in Champions piuttosto che vincere uno scudetto».

Partecipazione alla Champions che non è alla base del budget per l'esercizio in corso, ma che rappresenta l'obiettivo economico da raggiungere nella prossima stagione. «In tutte le carte del nostro business plan di quest'anno non prevediamo la Champions», ha sottolineato Scaroni, «L'anno prossimo sì, se non la centrassimo servirebbe un piano B. È chiaro che noi dovremmo esserci sempre, perché è il traino che tira dietro tutto».

Per raggiungere gli obiettivi economici individuati da Elliott, Scaroni punta molto sul nuovo amministratore delegato Ivan Gazidis, che entrerà in carica il primo dicembre.

«Ha svolto per nove anni lo stesso incarico all'Arsenal, e lo ha fatto bene. Sa di sport e non perché giocava bene a pallone, e in più arriva da un mondo colto, è laureato in legge a Oxford. Sarà lui a gestire la macchina: io farò un passo indietro».

«Il Milan ha il problema vitale di aumentare ricavi, che oggi sono gli stessi del 2003 a fronte di spese per pagare i giocatori doppie o triple. Siccome non c' è più un mecenate che copre le uscite, occorre un' altra filosofia: Gazidis con l'Arsenal l'ha percorsa. In generale in Premier sono partiti prima di noi nel trasformare il calcio in business, per esempio vendono i diritti tv diversamente dalla nostra Lega. Però ho fiducia che la Serie A torni a essere quello che era. Le nostre squadre impegnate in coppa, è un' idea, potrebbero giocare in giorni e orari, magari nel week end a mezzogiorno, che favoriscano i mercati orientali o americani».

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