lavorare alla Juventus
L'Allianz Stadium, casa della Juventus (foto Insidefoto.com)

Non si arresta il rally del titolo Juventus a Piazza Affari. Sulla scia del successo di domenica contro il Sassuolo, sancito dalle prime due reti in Serie A di Cristiano Ronaldo, e delle indiscrezioni secondo cui il club starebbe rinegoziando con Adidas i termini del contratto di sponsorizzazione tecnica, le azioni della società bianconera hanno chiuso la seduta odierna con un rialzo del 3,9% a quota 1,57 euro.

Nel corso della giornata le azioni del club presieduto da Andrea Agnelli erano arrivate a sfiorare nuovamente il massimo storico (1,635 euro) fatto segnare lo scorso 11 settembre, per poi ritracciare fino a 1,57 euro nel finale di seduta.

Negli ultimi tre mesi, prima dell’approvazione giovedì 13 settembre del bilancio al 30 giugno, chiuso con un rosso di 19 milioni (42 milioni di utile nel 2016-2017) il titolo della società bianconera a Piazza Affari ha registrato una crescita senza precedenti, raggiungendo e superando i massimi storici, e portando la capitalizzazione del club fino a 1,5 miliardi di euro. Una crescita del valore di circa il 150%, considerando che a inizio giugno la capitalizzazione era pari a poco più di 600 milioni.

Ma quale è stato il fattore principale che ha spinto verso l’alto i numeri della Juventus in borsa? “La ragione non va cercata nei fondamentali di bilancio”, ha spiega Emanuele Grasso, partner di Pwc al Foglio Sportivo, “piuttosto in un aumento del brand value, legato a una diversa percezione del club da parte dei mercati”.

La ragione del rally bianconero, che ha in parte contagiato anche le quotazioni di Roma e Lazio, va piuttosto cercata – come osservato dall’esperto di Pwc – nel diverso atteggiamento degli investitori verso il titolo bianconero, che viene ora valutato con gli stessi multipli delle big di Premier League.

Il Manchester United, quotato a Wall Street, ha una capitalizzazione di 4,16 miliardi di dollari (circa 3,5 miliardi di euro), pari a circa 5 volte i propri ricavi.

Un multiplo analogo a quello utilizzato da Stan Kroenke, azionista di maggioranza dell’Arsenal, per valutare 2 miliardi di euro il 100% del club londinese nell’opa lanciata sul restante 30% in gran parte detenuto da Alisher Usmanov. Ma in linea anche con le valutazioni attribuite recentemente a Liverpool e Chelsea

Nelle ultime settimane la proprietà americana dei Reds ha respinto un’offerta da circa 2,2 miliardi di euro di un cugino dello sceicco Mansour (il proprietario del City), mentre Abramovich avrebbe messo in vendita i Blues per una cifra simile.

Solo nei prossimi mesi si capirà se questo re-rating del titolo bianconero ai colossi della Premier sarà qualcosa di lungo periodo. I conti dell’esercizio 2017-2018, al di là della perdita (che sarà coperta attingendo alle riserve e dunque senza chiedere soldi agli azionisti) hanno infatti evidenziato una crescita rilevante dell’indebitamento finanziario, passato dai 162 milioni del 30 giugno 2017 ai 309 milioni della fine dello scorso esercizio.

Un balzo legato prevalentemente ai maggiori investimenti nel calciomercato che potrebbe non essere gradito dagli investitori. Prese di beneficio in vista? La parola al mercato.

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