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Il presidente della Sampdoria, Massimo Ferrero (Insidefoto.com)

Cessione Sampdoria – La Sampdoria di Massimo Ferrero potrebbe vivere una nuova e significativa tappa del suo percorso storico nel prossimo futuro. La società blucerchiata, infatti, sembrerebbe essere stata messa nel mirino dagli arabi dell’Al-Ittihād.

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Cessione Sampdoria, Sabatini potrebbe fare da intermediario

L’indiscrezione è stata riportata da “Lettera43”, che ha spiegato come l’affare possa essere ricondotto ai problemi di Massimo Ferrero con i suoi cinema, messi in vendita giudiziaria a seguito di un pignoramento immobiliare. Il termine ultimo per la presentazione delle offerte è stato fissato per il 15 ottobre, ed è quindi entro quella data che il “Viperetta” dovrebbe trovare i soldi per evitare che il pignoramento diventi definitivo. E un modo per farlo potrebbe essere proprio quello di vendere la Samp.

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Walter Sabatini (foto Insidefoto.com)

Qui entra in gioco l’Al-Ittihād, seconda società calcistica saudita per titoli nazionali vinti, con sede a Gedda. Presieduta da Ibrahim Al-Balawi dopo che Mansour Al-Balawi l’aveva portata ai massimi splendori, la società saudita, gestita dall’amministratore delegato Khamis Al-Zahrani, ha appena ingaggiato come consulente proprio Walter Sabatini, che della società blucerchiata è direttore tecnico. Sabatini è molto conosciuto nel mondo arabo, e non solo in Arabia Saudita, ma anche in Qatar e Abu Dhabi, ma il collegamento tra il suo ingaggio a Genova e la consulenza a Gedda potrebbe avere radici più profonde.

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Cessione Sampdoria, per Ferrero un club vale il 180% del suo fatturato

Inoltre, una conferma arriva anche da “La Repubblica”, che ha aggiunto come proprio di recente Ferrero abbia affrontato in un’intervista il tema del valore di una società di calcio. Il presidente sostiene che un club valga il 180% del suo fatturato. Poiché la Sampdoria fattura – dice Ferrero – 100 milioni (plusvalenze comprese) se ne deduce che qualora il presidente accettasse di trattare con gli arabi la sua richiesta partirebbe da 180 milioni di euro. L’unico ostacolo potrebbe essere una legge saudita recentemente approvata su input del giovane principe saudita Mohammed bin Salman, che sottopone a restrizioni l’esportazione di capitali all’estero, un po’ come avviene in Cina. Anche se, come spiegato da “La Repubblica”, sembrerebbe che l’ostacolo non sia così insuperabile.

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