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Luca Lotti (Insidefoto.com)

Diritti Tv, si rimane in attesa. Non solo il responso dell’Antitrust sull’acquisizione dei diritti tv 2018-2021 da parte dell’intermediario unico spagnolo Mediapro. L’altro tassello fondamentale, infatti, è la riforma voluta ed elaborata dal ministro dello Sport, Luca Lotti, che prevede tra le altre cose anche una diversa e più equa ripartizione degli introiti derivanti dalla vendita degli stessi diritti televisivi.

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Diritti Tv riforma Lotti, i ricavi dalle televisioni incidono per il 55-60% sul fatturato dei club

La voce di entrata, come riporta “Milano Finanza”, è fondamentale per i club di A e incide mediamente per il 55-60% sul fatturato complessivo di ciascuna società. Tuttavia, quella di Lotti è una vera e proprio corsa contro il tempo, visto che il 4 marzo si voterà per le elezioni politiche. E non è detto che si arrivi con la pubblicazione dei decreti di attuazione della riforma (la legge Melandri) che attribuisce il 50% dei diritti a tutte le squadre, il 30% sui risultati conseguiti e il 20% (dal precedente 25%) in base ai tifosi paganti nelle gare casalinghe degli ultimi 3 campionati.

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I presidenti di A temono, infatti, che a poche settimane dalle urne il governo non riesca a definire il percorso di approvazione e pubblicazione dei decreti. Ma, secondo quanto appreso da alcuni consulenti milanesi, il titolare del dicastero dello Sport avrebbe fatto sapere in via informale a qualche esponente della Lega e del mondo del pallone che il suo obiettivo è proprio quello di completare il progetto di riforma e di arrivare alla pubblicazione.

Diritti Tv riforma Lotti, un impatto sulla valorizzazione delle immagini

Un passaggio rilevante anche nell’ottica della successiva valorizzazione delle immagini che incide, con un calo sensibile, soprattutto sui conti della Juventus, il club che però ha maggiormente diversificato le fonti di ricavo, grazie anche allo stadio di proprietà. La modifica della ripartizione in qualche modo avrà poi un impatto anche sul progetto di valorizzazione delle immagini. Un compito non semplice quello di Mediapro, vista la crisi del mercato italiano, con gli abbonati che non aumentano, anzi complessivamente sono in calo.

mediapro serie a

E proprio ieri, in commissione tecnica di Lega si è tornati ad affrontare il tema dell’intermediario unico, in attesa del pronunciamento finale dell’Antitrust atteso entro un mese. L’Authority già nei giorni scorsi si è fatta viva con lo staff dirigenziale della Confindustria del pallone, oggi commissariata e nelle mani del numero 1 del Coni, Giovanni Malagò. Una normale dialettica, una interlocuzione tra le parti in causa, anche se ovviamente l’Antitrust vuole fare massima chiarezza sull’argomento anche in seguito al cambio di azionista di riferimento di Mediapro, ora controllata (54%) dalla cinese Orient Hontai Capital.

 

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