Il presidente del Milan, Yonghong Li (foto: Daniele Mascolo)
Il presidente del Milan, Yonghong Li (foto: Daniele Mascolo)

Si ridimensiona, almeno per ora, l’allarme lanciato dal quotidiano spagnolo Marca, secondo cui la Uefa era intenzionata a bocciare la richiesta di voluntary agreement presentata dal Milan per derogare i vincoli del Fair Play Finanziario.

Tutti i quotidiani in edicola oggi rilanciano la notizia di Marca, ma seppur con toni differenti, quasi tutti correggono il tiro in primo luogo sulla sanzione che la Uefa potrebbe infliggere al Milan in caso di bocciatura del piano per raggiungere il pareggio di bilancio.

L’articolo dell’edizione online di Marca sul Milan

Nessuna esclusione dalle coppe, dunque, che il regolamento sul Fair Play Finanziario prevede come sanzione massima, al più la richiesta di procedere, come già fatto negli anni scorsi con l’Inter e la Roma, sulla strada del settlement agreement: quindi un piano di rientro più rigido di quello messo a punto in autonomia dal club rossonero, una sanzione pecuniaria e una limitazione alla rosa per le competizioni europee.

Secondo la Gazzetta dello Sport, l’allarme sportivo spagnolo (anche esso edito dal gruppo Rcs di Urbano Cairo) appare un po’ esagerato: perché niente è cambiato dalla riunione di Nyon del 9 novembre, quando l’ad del Milan, Marco Fassone, ha presentato alla Uefa il nuovo piano.

In realtà, scrive la Gazzetta, il Club Financial Control Body (CFCB) della Uefa ha solo deciso già al termine dell’incontro del 9 novembre di chiedere informazioni supplementari al club prima di dare un giudizio finale sul piano.

E il Milan, che ha ricevuto questa richiesta da poco, ha ora tempo fino ai primi di dicembre, tra il 5 e il 10, per fornire la documentazione richiesta. Per cui sembra difficile che, mentre chiede notizie, l’Uefa abbia già deciso di dire no ai rossoneri.

L’impegno di Yonghong Li a sostenere finanziariamente il Milan

Tra i punti sui quali i commissari di Nyon vorrebbero vederci chiaro c’è la reale consistenza patrimoniale di Yonghng Li. Un deficit sarebbe più «tollerabile» se l’Uefa potesse ritenersi certa che, dietro, c’è comunque una proprietà solida che in qualche modo può intervenire.

Il regolamento Uefa prevede infatti che poter derogare dalla regola generale sottoscrivendo il voluntary agreement un club deve:

  1. presentare un piano a lungo termine, costituito da un piano finanziario “basato su ipotesi ragionevoli e prudenti” che preveda il raggiungimento del pareggio di bilancio in quattro esercizi;
  2. dimostrare di avere le risorse finanziare a finanziarsi fino al termine del periodo coperto dall’accordo volontario;
  3. presentare un impegno irrevocabile da parte dell’azionista o di una parte correlata a coprire le perdite relative agli esercizi precedenti a quello in cui sarà raggiunto il pareggio di bilancio. Questo impegno irrevocabile – dice il regolamento – dovrà essere sancito per mezzo di un accordo giuridicamente vincolante tra il club e l’azionista (o la parte correlata).

L’UEFA Club Financial Control Body potrebbe anche chiedere al nuovo azionista del Milan o a chi lo ha finanziato di presentare precise garanzie finanziarie.

Al di là della rumorosa inchiesta del New York Times (che ha rilanciato con enfasi argomenti già affrontati con dovizia di particolari nel libro del giornalista del Sole 24 Ore, Carlo Festa, “Berlusclosing”), la domanda che a Nyon si pongono: Yonghong Li è nelle condizioni di poter coprire i futuri deficit di bilancio del Milan fino al raggiungimento del pareggio di bilancio?

Per ora Yonghong Li si è impegnato «ad effettuare i versamenti di capitale in coerenza con le esigenze del Piano» nei confronti della società, come hanno sottolineato i revisori di Ernst & Young nella relazione al bilancio del Milan al 30 giugno 2017.

I revisori di Ernst Young promuovono i conti del Milan

Si impegnerà a farlo in modo formale anche nei confronti della Uefa? Nei prossimi giorni si conoscerà la risposta.

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