Tavecchio candidato CRL
Il presidente della Figc, Carlo Tavecchio (Insidefoto.com)

Ieri sera, dopo il pareggio per 0-0 dell’Italia con la Svezia e la mancata qualificazione degli azzurri ai Mondiali di Russia 2018, il presidente della Figc, Carlo Tavecchio, non ha voluto parlare pubblicamente.

Parole che sono arrivate questa mattina e affidate all’Ansa. «Siamo profondamente amareggiati e delusi per la mancata qualificazione al Mondiale, è un insuccesso sportivo che necessita di una soluzione condivisa e per questo ho convocato domani una riunione con le componenti federali per fare un’analisi approfondita e decidere le scelte future».

Dopo la sconfitta di Stoccolma, la mancata qualificazione non era più così improbabile. Perciò, pur ostentando al gruppo sicurezza, nelle ultime ore Tavecchio ha messo a punto il piano B.

La prima mossa la potrebbe fare Gian Piero Ventura per lui, dimettendosi. Qualcuno suggerisce al presidente di liberarsi anche di qualche dirigente, ma ora è più urgente avviare i contatti per riportare sulla panchina azzurra un grande nome – l’ideale è Ancelotti, ma è una pista complicata – col quale, forse, metterebbe a tacere i detrattori.

Secondo: non si dimetterà. Non ne ha alcuna intenzione.

Seppure il presidente del Coni, Giovanni Malagò, e il ministro dello Sport, Luca Lotti, (più il primo che il secondo, sottolinea la Gazzetta dello Sport), dovessero rendere quasi insostenibile quella moral suasion esercitata da giorni, Tavecchio si arroccherebbe, forte di una serie di considerazioni:

  • l’aver condiviso le mosse più importanti della sua gestione, a cominciare dalla scelta di Ventura, con il presidente del Coni e il ministro per lo Sport;
  • il contributo determinante della Figc alle elezioni di Infantino in Fifa e Ceferin in Uefa;
  • l’introduzione pionieristica del Var;
  • l’infinita e fruttuosa mediazione per inoculare nelle due leghe maggiori statuti più moderni ed efficienti, che entro la fine del mese dovranno produrre gli attesi rinnovi delle cariche.

Un passo indietro di Tavecchio appare dunque difficile. A meno che non vengano a mancare i voti in Consiglio federale.

Ipotesi che il presidente intende scongiurare proponendo un patto di ferro al suo vice vicario Cosimo Sibilia, che da capo della Dilettanti muove sei voti in Consiglio.

Da molti indicato come successore alla naturale scadenza di Tavecchio, ora Sibilia si scopre ago della sopravvivenza federale. Chi lo conosce, giura che non tenderà mai imboscate al presidente federale, nonostante la vicinanza a Malagò. E questo per ora basta a tirare avanti.