Cairo in Lega c'è unità di intenti
Urbano Cairo, presidente del Torino e di Rcs (Insidefoto)

«Appena 5 anni fa la Serie A era dietro solo alla Premier nei diritti tv, ora è quarta dopo Spagna e Germania. Il campionato è ben organizzato e molto combattuto, il più bello. Eppure manca una visione strategica per valorizzare il brand».

E’ questa l’analisi del presidente del Torino e del gruppo Rcs, Urbano Cairo, che ieri ha ricevuto il premio “manager sportivo dell’anno” sulle ragioni del ritardo economico registrato dalla Serie A rispetto alle altre top league in Europa.

In particolare, secondo Cairo, c’è ancora un gap sul valore dei diritti tv della Serie A sui mercati esteri.

«Servono bravi manager per vendere bene il calcio italiano all’estero. Se gli inglesi portano a casa 1,3 miliardi dalle tv straniere e ne fatturano 4, noi dobbiamo puntare ad incassarne almeno 2. Ma occorre che i presidenti deleghino a manager il compito di trarre il massimo per la Lega. Mi riferisco anche al marketing e alla piaga della contraffazione che limita il merchandising».

Intanto, in vista della riapertura del bando per l’assegnazione dei diritti tv nazionali, avanza l’ipotesi di un canale tv della Lega di Serie A.

«È una prospettiva interessante», spiega Cairo, «Prima, però, è bene raggiungere buoni accordi con le tv principali. Dopo di che si può sviluppare. Di sicuro credo sia utile far come in Inghilterra dove non sono trasmesse tutte le partite. Ne abbiamo già parlato in Lega, può essere un modo per incentivare i tifosi a tornare negli stadi. In Spagna puniscono chi ha gli spalti vuoti. Anche noi dobbiamo trovare delle formule ad hoc. Magari abbassando il pezzo dei biglietti».

Il presidente del Toro ha qualcosa da dire sulle tutele dei calciatori: «Da 6 anni l’accordo collettivo è scaduto ma servirebbe un dialogo franco. I calciatori è giusto che siano tutelati, ma dovrebbero anche condividere il rischio dei club quando mancano i risultati».