Calendario Champions League 2017-2018
(foto Insidefoto.com)

La Champions League è una competizione in costante mutamento (e potrebbe cambiare ancora nei prossimi anni) e crescita. Ma come funzionano i tornei continentali per club a livello mondiale? Se lo è chiesto e lo ha analizzato il team Football Benchmark di KPMG.

A livello di premi, ovviamente, non c’è paragone: la Champions League offre al vincitore 15,5 milioni di euro, mentre tutte le altre competizioni complessivamente offrono 9 milioni di dollari. Divario che potrebbe anche aumentare nei prossimi anni, in seguito alla modifica del format della coppa in Europa e ai conseguenti nuovi contratti per i diritti tv.

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Cambiamenti in atto non solo in Europa. Le ultime modifiche per quanto riguarda le coppe continentali riguardano la Copa Libertadores, organizzata dalla CONMEBOL (Confederación sudamericana de Fútbol). A seguito delle pressioni dei principali club sudamericani, la federcalcio sudamericano ha raddoppiato i pagamenti ai club che ospitano partite, da 300mila a 600mila dollari, e ha annullato la necessità di pagare il 10% dei ricavi da stadio per ciascuna partita alla confederazione.

Inoltre, a partire da questa stagione, la Copa Libertadores ha rivisto il suo formato, spostandosi da un torneo stagionale (da febbraio a luglio) a torneo lungo un anno (da marzo a novembre) ampliando il numero di partecipanti da 38 a 47. Cambiamenti che pagano, come confermato dalla cessione per 1,4 milioni di dollari per i diritti tv delle stagioni 2019/2022 (350 milioni annui).

Prima della riforma, una delle proposte era quella della creazione di una competizione con i club migliori della CONMEBOL e della CONCACAF, la confederazione del Nord e Centroamerica e dei Caraibi. Una competizione che, per certi aspetti, dovrebbe comunque nascere: nel febbraio 2020, come riporta il quotidiano finanziario MF, (anche se il tutto potrebbe essere anticipato al 2019) si dovrebbe tenere a Miami il primo torneo che metterà di fronte quattro squadre appartenenti alla Conmebol (la confederazione sudamericana) e quattro alla Concacaf (la confederazione nordamericana).

 

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Per quanto riguarda la CONCACAF Champions League, la federazione ha preferito la qualità alla quantità, passando da un torneo con fase a gironi da 24 squadre ad un torneo direttamente con fase ad eliminazione diretta da 16 squadre. Un modo, si spera, per diminuire anche l’impatto dei club messicani, che vincono ininterrottamente dal 2006.

In Africa, la CAF Champions League avrà da quest’anno 16 partecipanti invece di 8: un numero raddoppiato anche in seguito al nuovo contratto per i diritti tv da un miliardo di dollari per 12 anni. Tuttavia, visto il massimo di due club per associazione – anche se i campioni in carica si qualificano automaticamente – ulteriori modifiche possono essere previste nei prossimi anni.

Modifiche recenti anche in Asia, visto che l’ultima riforma della AFC Champions League è datata 2014. Visto l’ampio territorio coperto, che creava problemi non solo per le trasferte ma anche per le televisioni visti i fusi orari diversi, la federcalcio asiatica ha scelto di dividere l’intera competizione separando i club occidentali e orientali fino alla finale. Scelta per cui non sono mancate le critiche, visto il maggior livello dei campionati giapponese e della Corea del Sud, oltre alla crescita di quello cinese.

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Marcello Lippi, commissario tecnico della Cina (foto Insidefoto.com)

L’ingresso dell’Australia nella federazione asiatica ha di fatto tolto la principale nazione alla OFC Champions League, la coppa continentale delll’Oceania. Un torneo che è senza dubbio il più “debole” della lista e che è stato rivisto nel 2017: fino al 2016 infatti partecipavano 12 squadre ed era ospitato in un’unica nazione, oggi invece vi partecipano 18 squadre (comprese le qualificazioni) con fase a girone da quattro gruppi ospitati in nazioni diverse e fase ad eliminazione diretta con sfide di andata e ritorno, per generare maggiori ricavi da matchday.