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James Pallotta. (Foto Andrea Staccioli / Insidefoto)

La Roma non ha rispettato i termini dell’accordo con l’Uefa per quanto riguarda il Fair Play Finanziario nell’esercizio al 30 giugno 2017. Ad informare della violazione è stata la stessa società giallorossa, nella Relazione sulla Gestione per il bilancio 2017, chiuso con un rosso di 42,6 milioni di euro.

Tra i “Rischi connessi da partecipazione a competizione sportiva”, si legge infatti: «Nel mese di aprile 2017 la Camera Investigativa dell’Organo di Controllo Finanziario per Club della UEFA (CFCB) ha reso noto che l’AS Roma ha rispettato gli obiettivi fissati per la stagione 2016/17 previsti nell’Accordo transattivo sottoscritto con l’UEFA l’8 maggio 2015».

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Lo Stadio Olimpico di Roma (foto Insidefoto.com

«Tuttavia, nel rispetto di quanto previsto nell’Accordo stesso, il regime transattivo sarà applicato anche per la stagione 2017/18 e prevede l’impegno a raggiungere il Pareggio di Bilancio per il periodo di monitoraggio costituito dagli esercizi 2014/15, 2015/16 e 2016/17. A tale riguardo, si segnala che il Risultato economico conseguito al 30 giugno 2017, unitamente ai Risultati dei due precedenti esercizi, si presenterà, per questo solo parametro, oltre la soglia prevista dall’Accordo transattivo».

«Pertanto, la Società sarà presumibilmente soggetta all’invio all’UEFA di maggiori informazioni economico-finanziarie e, successivamente, il CFCB potrà richiedere eventuali chiarimenti per le valutazioni del caso. Non essendo predeterminata una automatica applicazione di una sanzione a fronte di questo tipo di violazione, e a maggior ragione quale tipo di sanzione, non è oggi prevedibile quale decisione potrà essere assunta dal CFCB alla conclusione degli eventuali approfondimenti sopra descritti».

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James Pallotta, presidente della Roma (foto Insidefoto.com)

La Roma quindi invierà nelle prossime settimane i documenti all’Uefa, il cui organo di controllo verificherà la situazione. Quale può essere la sanzione per i giallorossi? «Una violazione delle regole non significa l’esclusione automatica di un club, ma non sussisteranno eccezioni – si legge nel regolamento Uefa -. A seconda di vari fattori (es. il trend del bilancio in pareggio), un club incorre in diversi provvedimenti. Tra questi:

  • avvertimento;
  • richiamo;
  • multa;
  • decurtazione di punti;
  • trattenuta degli introiti ricavati da una competizione UEFA;
  • divieto di iscrizione di nuovi giocatori alle competizioni UEFA;
  • limitazione del numero di giocatori che un club può iscrivere alle competizioni UEFA, compreso un limite finanziario al costo totale aggregato dei benefit per i giocatori registrati nella lista A delle competizioni UEFA per club;
  • squalifica dalle competizioni in corso e/o esclusione da future competizioni;
  • revoca di un titolo o di un premio».

Tuttavia, come riporta Il Tempo, la Roma dovrebbe aver sforato di una cifra contenuta: la sanzione più probabile, ad oggi, sembrerebbe una multa.

3 COMMENTI

  1. Scrivere che lo sforamento è minimo è scrivere una falsità. Ma da quel giornale filo-bostoniano c’è da aspettarselo.
    La Roma secondo gli accordi con l’UEFA doveva garantire il pareggio di bilancio per le stagioni 15-16 e 16-17. È vero che si giustificano i costi virtuosi, ma se 14 milioni di perdite il primo anno erano considerati in linea con l’accordo come si può credere che lo sforamento del secondo anno sia invece minimo dato che la perdita è diventata tre volte tanto?
    È evidente che lo sforamento sia piuttosto consistente al contrario di ciò che vuol far intendere il pessimo esempio di giornalismo prezzolato.
    La cosa che lascia perplessi è che c’è la sensazione che dentro la Roma non si rendano affatto conto della gravità della situazione.
    I numeri sono impietosi. Sono sufficienti due anni consecutivi di mancata Champions per cadere nel baratro.
    La Roma non riesce in nessun modo a ridurre i suoi costi e far continuare a scrivere agli amici che una buona politica di riduzione degli ingaggi sia la panacea di tutti i mali significa vivere nel mondo dei sogni.
    L’ultimo bilancio recita 175 milioni di ricavi operativi (31 figli della Europa League con paracadute Champions) 95 milioni di plusvalenze e 42 milioni di perdite. Questo significa che la Roma è costata 312 milioni (in realtà 315 per via del saldo della gestione finanziaria). La Roma ha cioè 137 di costi di troppo. Ora se si pensa che il costo del personale è sceso a 138 milioni (dai 154 dell’anno precedente) ci si rende conto che se si volesse abbattere le perdite con i soli ingaggi ci sarebbe una sola strada da seguire, riconoscere ai calciatori 0 (zero) euro in compensi.
    Risulta fin troppo chiaro che Roma deve ridurre la generalità dei suoi costi, non una sola tipologia. L’ area sportiva costa probabilmente sui 180 milioni l’anno, il resto dei costi è altra roba. Si sa dove si dovrebbe andare a parare. Area finanziaria, area comunicativa, consulenze di ogni risma.
    Pensare che si possa capire ciò significa credere nelle capacità di analisi dei vari Baldissoni, Gandini, Pallotta poi che dovrebbe essere il proprietario. Ma la Roma ormai non ha niente di sportivo, è piuttosto una società che opera nel mondo economico finanziario. I giocatori non sono strumentali al risultato sportivo, sono essi stessi strumenti finanziari.
    La Roma è una società senza futuro, non programma più niente, vive alla giornata. Oggi manca questo? Vendo questi 3 o 4 strumenti finanziari che solo casualmente si chiamano Florenzi, Manolas e Alisson.
    Arriverà il giorno in cui non sapranno più chi vendersi e quel giorno lì sarà troppo tardi.

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