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Vincenzo Nibali in maglia gialla nel 2014 (foto Insidefoto.com)

Il Tour de France 2017 è partito. Con la cronometro di sabato a Dusseldolrf, in Germania, si è messa in moto (o meglio, in bici) l’edizione numero 104 della Grande Boucle, la corsa ciclista più importante al mondo.

Infatti, numero alla mano, il Tour doppia per ricavi il Giro d’Italia, come riporta il quotidiano MF – Milano Finanza. La Grande Boucle è organizzata dall’Amaury Sport Organisation (Aso), che è a sua volta controllata dalla Editions Phillippe Amaury (Epa) che oltre alla corsa in giallo organizza la Parigi-Dakar ed è proprietaria delle principali pubblicazioni sportive transalpine come il quotidiano L’Equipe e la rivista France Football (che organizza il Pallone d’Oro).

Il il ciclismo resta, tuttavia, il principale business: secondo il professore della Sorbona Jean-Francois Mignot, autore del libro Histoire du Tour de France, la corsa in giallo ha decuplicato il fatturato nel corso degli ultimi trent’anni, superando quota 100 milioni. In sostanza, praticamente la metà dei ricavi complessivi dell’Aso.

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La tabella di Milano Finanza

Per fare un paragone, prosegue l’analisi del quotidiano Milano Finanza, il Giro d’Italia nel 2016 ha fatturato circa 27 milioni di euro e nel 2017 ha raggiunto i 40 milioni.

Tre i principali ricavi che vanno a creare il modello di business del Tour: gli investimenti dei comuni, che pagano per essere sede di partenza o di arrivo di una tappa, valgono circa il 10%; le sponsorizzazioni pesano per il 40%; infine il 50% arriva dai diritti tv, con adesempio France Television che versa 24 milioni di euro annui solo per trasmettere la gara in Francia (e altri 50 milioni dai diritti tv internazionali).

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La vittoria di Marcel Kittel nella seconda tappa del Tour 2017 (foto Insidefoto.com)

Numeri giustificati da un audience sempre in crescita: in Francia l’audience è ampio, con uno share che si aggira tra il 35% e il 40%: numeri che permettono anche alle tv di incassare dalla pubblicità, basti pensare che uno spot durante una tappa di montagna può costare fino ai 15mila euro.

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