Serie A sul web? Difficile se questa è la rete disponibile

C’è un’Italia dove la banda ultra larga fissa non arriva ancora oggi, nel 2017, e non arriverà nemmeno nel 2018, nel 2019 e nemmeno nel 2020 quando sarà ufficialmente un…

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C’è un’Italia dove la banda ultra larga fissa non arriva ancora oggi, nel 2017, e non arriverà nemmeno nel 2018, nel 2019 e nemmeno nel 2020 quando sarà ufficialmente un diritto per tutti i cittadini europei navigare ad almeno 30 megabit al secondo: è l’Italia dei buchi di Internet, quella classificata nei documenti del governo con il più triste dei colori, il grigio, infelice connubio di burocrazia e tirannia delle analisi di mercato.

Nelle ore immediatamente successive al bando sui diritti di Serie A calcioefinanza.it  aveva spiegato il perchè del disinteresse di molti grandi player del web, oggi è L’Economia del Corriere della sera a tornare sull’argomento.

La domanda: l’atteggiamento degli operatori del web nei confronti del calcio italiano, e in particolare della Serie A, è un comportamento giustificato? A guardare lo stato della connettività in Italia parrebbe di sì.

Telecom, Vodafone, Wind-3, Fastweb e gli altri, com’è lecito in un’economia di mercato, non ritengono sufficientemente produttivo investire come nelle aree nere.

L’unica notizia un po’ diversa dal solito è che, in questo caso, i dimenticati della Rete — cittadini di serie B che continueranno ad avere difficoltà nel dare uno sbocco con l’ecommerce alle attività commerciali, nel lavorare da casa o nell’accedere a servizi pubblici, sanitari e opportunità di sviluppo in una situazione economica con picchi di disoccupazione giovanile del 35% — non sono al Sud. Non parliamo di Eboli, Vibo Valentia, Trani.

I buchi sono sparsi un po’ dappertutto: anche se talvolta a stretto contatto con aree e brand che in giro per il mondo sono sinonimo di eccellenza e, talvolta, tecnologia. Come Maranello, patria di elezione per il Cavallino rampante della Ferrari, luogo simbolo in F1 di velocità e innovazione.

Secondo i documenti dell’ultima consultazione del ministero dello Sviluppo economico il 91,45% dei 14.246 abitanti del comune dove le supercar si incrociano per strada resta per ora senza una rete «Ftth, Fttb, Fttdp», acronimi che rappresentano le moderne soluzioni tecniche per il cosiddetto ultimo miglio.

Non è un dato teorico: la percentuale è il miglior risultato di quanto comunicato esplicitamente dagli operatori. In altre parole se qualcuno dovesse dire «la rete c’è», sarebbe una «verità alternativa», valida solo per l’8,55% delle famiglie. Per gli altri rimane il doppino di rame, sensibile all’usura del tempo (in media ha 40 anni), alle piogge e ai roditori.

La mappa dei buchi della rete non si trova facilmente, non esiste un documento già pronto: bisogna pazientemente spulciare le 94 mila aree Infratel in cui è stata vivisezionata l’Italia e incrociare le informazioni sulle aree grigie con quelle sulle aree bianche, dove il governo, grazie all’allora premier Matteo Renzi, ha concentrato circa 3 miliardi di euro tra fondi liberati dal Cipe e finanziamenti europei.

gap digitale italia zone scoperte

Il problema non viene pubblicizzato: gli spot giustamente si concentrano sul gigabit al secondo offerto nelle grandi città (che, peraltro, si ferma a 300 mega con il Wi-Fi). Ma il governo lo conosce tanto che il Mise ha avviato una nuova consultazione proprio sulle aree grigie da cui però non ci si attende nulla di diverso.

D’altra parte lo sanno tutti gli operatori e la speranza è che dalle casse pubbliche possa emergere un finanziamento per i voucher di attivazione ai cittadini che aggirerebbero il problema creando un mercato laddove non c’è.

Open Fiber, società dell’Enel, ha vinto la prima gara offrendosi di coprire i lavori per le prime macroaree con 650 milioni rispetto ai 1,4 miliardi preventivati (vedi intervista a pagina successiva). Alla seconda gara, visto che Telecom non si è presentata, la vittoria è scontata. Il governo aveva previsto 3 miliardi e la differenza, la metà, potrebbe servire per i voucher. Per i dimenticati della Rete è questa l’ultima speranza di uscire dalla groviera del web.