Serie A in streaming su internet – La Lega di Serie A ha deciso di emettere un nuovo bando per la vendita dei diritti TV del triennio 2018-21. Le offerte pervenute sono state poche (due) e considerate non soddisfacenti da parte dell’assemblea dei presidenti. L’evento più macroscopico è stato la mancata partecipazione all’asta di Mediaset, ma c’è un altro fattore che vale la pena di analizzare: il poco appeal registrato dai pacchetti relativi ai diritti sulle piattaforme internet (pacchetti C1 e C2).

L’unica offerta pervenuta è stata quella di Perform Group – azienda inglese leader nella creazione di contenuti sportivi sul web – ed è stata ritenuta insufficiente. Le indiscrezioni parlano di cifre ben al di sotto del valore minimo fissato a 100 milioni di euro a pacchetto.

Perform, secondo quanto riportato dalla stampa, avrebbe offerto 25 milioni per il pacchetto C1 (140 partite con Juventus, Napoli, la diciassettesima squadra per bacino d’utenza e la terza neopromossa dalla Serie B), e altri 25 milioni per il pacchetto C2 (altri 140 match con Inter, Milan, e le prime due neopromosse dalla B).

Diritti tv Serie A, le offerte presentate il 10 giugno (fonte: Il Sole 24 Ore)
Diritti tv Serie A, le offerte presentate il 10 giugno (fonte: Il Sole 24 Ore)

Tim, che si vociferava potesse presentare un’offerta congiunta con Mediaset, non si è palesata. Così come non si sono presentati i cosiddetti OTT: ovvero Netflix, Amazon, Google, Facebook, ecc.

La speranza che le nuove tecnologie portassero liquidità fresca (l’ultima asta era andata a vuoto) era palpabile, anche in virtù del fatto che altrove le TLC si erano mosse in maniera importante. BT e Altice si sono infatti aggiudicati i diritti TV per le coppe Europee rispettivamente in Regno Unito e Francia.

La domanda a questo punto è: l’atteggiamento degli operatori del web nei confronti del calcio italiano, e in particolare della Serie A, è un comportamento giustificato? A guardare lo stato della connettività in Italia parrebbe di sì.

L’Italia è 21° per velocità della connessione mobile, molto indietro rispetto agli altri grandi Paesi europei (il Regno Unito è 1°, la Germania 2°, la Francia 4°).

Il problema non è tanto la velocità di punta, quanto la copertura che, però, è un fattore determinante in un Paese, come il nostro, ad alta densità abitativa. In media infatti si naviga in 4G solo il 58% delle volte (fonte OpenSignal). TIM, su cui si riponevano le maggiori speranze, fa meglio ma si ferma al 68%.

La situazione non migliora con la rete fissa a banda larga: la velocità media in Italia è 9,2 Mbps che vale il 61° posto a livello mondiale. Inoltre, solo il 12% delle connessioni è supera la velocità di 15 Mbps, nel Regno Unito sono il 42% e in Germania il 33% (fonte Akamai).

Con queste premesse è davvero possibile in Italia offrire un servizio di qualità basato unicamente sullo streaming? Era davvero lecito aspettarsi offerte importanti dalle TLC? Il mercato, per ora, ha dato la sua risposta.

1 COMMENTO

  1. Secondo me il momento è invece assolutamente propizio: negli ultimi 2 anni sono stati fatti investimenti molto importanti nella banda larga in italia, sia da parte del pubblico che del privato, e se nelle classifiche siamo indietro non è per colpa delle infrastrutture o dei servizi (e coi 4 miliardi del governo che verranno sbloccati quest’anno questo tipo di problema sarà sempre meno rilevante), ma per colpa della domanda, ammosciata da una alfabetizzazione digitale poco sviluppata, e lo dimostra il fatto che le statistiche si basano su accessi alla rete. In Italia ci sono solo 3 cose che tirano: il buon cibo, i prezzi bassi e il calcio. Usare il calcio come trampolino per le offerte post ampliamento della rete per la banda larga e ultralarga secondo me potrebbe essere un’ottima soluzione, chiaramente a determinate condizioni (un pacchetto con 4 squadre di cui 2 neopromosse non vale niente). Anche perchè i prezzi per la banda larga e ultralarga non posso scendere sotto un certo livello senò si va in perdita, e le compagnie (che hanno investito e investiranno in totale circa 5 miliardi di euro) con un investimento di un centinaio di milioni ( 2 per cento del totale) potrebbero avere ottimi ritorni. Chiaramente servono determinate condizioni: pacchetti decenti e esclusive sono le due chiavi, però il problema della banda larga in italia non è la penuria dei servizi o la loro qualità, ma è la qualità dei clienti. Senza contare che sul mobile non avremmo picchi da 150 MB/s, ma la 4G (che per lo streming HD e FHD basta e avanza, perchè sono più di 50MB/S) copre il 98% della popolazione, che penso sia il massimo possibile.

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