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Andrea Agnelli (foto Insidefoto.com)

Nell’era di Andrea Agnelli iniziata con la stagione 2010-2011 la Juventus è stata protagonista di un cammino che premia prima di tutto la crescita tecnica della Juventus come squadra.

Un’ascesa imperfetta, tuttavia, perchè a coronamento dei progressi europei non è arrivato nessun trofeo continentale: oltre a Max Allegri che si è fermato due volte in finale, Antonio Conte aveva solo sfiorato l’atto conclusivo (che si giocava a Torino) venendo eliminato nel 2014 dal Benfica in semifinale di Europa League.

Anche senza ciliegina la torta è sostanziosa. Se il club da una parte dovrà risolvere questa sindrome da finali che sembra attanagliarlo, dall’altra va ricordato che (seguendo un giochino che avevamo fatto in passato per le squadre spagnole) i risultati della Juventus in Europa tengono in alto l’Italia nel ranking, mentre la media dei risultati delle altre ci piazzerebbe tra il quinto e il sesto posto ovvero tra francesi e russi, visto che al momento la Juve vale il 28% della torta totale dei punti italiani in Europa.

La straordinarietà della Juve va soprattutto spiegata fotografando gli ultimi sette anni, con il talento in campo della squadra espresso dai risultati ottenuti che è cresciuto in maniera più che proporzionale rispetto ai fatturati.

Dal giorno dell’insediamento di Andrea Agnelli ad oggi: l’ascesa è stata verticale e senza eguali, nonostante la lontananza (a fine 2016 la squadra era ancora decima nella Football Money League europea elaborata da Deloitte) del club dalle primissime posizioni per i ricavi.

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(Foto Insidefoto.com)

La Champions League è una competizione che rispetto al campionato è caratterizzata da maggiore casualità. Si può uscire al 92′ col Bayern Monaco negli ottavi o arrivare in finale grazie a un’urna benevola, ma nel lungo periodo i verdetti sono meno aleatori e più plastici.

E le stagioni dal 2013 ad oggi dicono che qualcuno arriva sempre “a sorpresa” in finale, salvo poi cedere alla squadra più esperta.

Negli ultimi anni l’atto conclusivo ha sempre visto in campo una outsider.

Il Borussia Dortmund nel 2013 aveva il dodicesimo fatturato europeo. L’Atletico Madrid nel 2014 (sconfitto ai supplementari dopo pareggio al 94′) era ventesimo per ricavi e nel 2016 (battuto ai rigori) quindicesimo. In mezzo la stessa Juve arrivò nel 2015 in finale perdendo con il Barcellona alla luce del decimo bilancio. Così come quest’anno.

Insomma: negli anni in cui si dice – a ragione – che l’egemonia europea sia sempre degli stessi c’è sempre una squadra in finale che ha posizioni nel ranking economico in doppia cifra. E qui la casualità diventa consuetudine.

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Il trofeo della Champions League (Foto: Insidefoto.com)

Ma nessuno è cresciuto come la Juve in Italia e in Europa. E questo è frutto di programmazione e di una ascesa tecnico – qualitativa sul campo più marcata rispetto a quella che pure c’è stata nei fatturati e che nel prossimo anno vedrà il club arrivare molto probabilmente oltre i 500 milioni di ricavi (grazie alle ricche plusvalenze, a partire da quella sulla cessione di Pogba).

Venendo ai dati: da quando l’era Agnelli è iniziata i bianconeri sono passati dal 43 esimo posto nel ranking UEFA, stagione 2011, con la Juventus a soli 47,11 punti fino al quinto posto di quest’anno. Un saldo attivo di 93,556 punti.

Nel grafico qui sotto si vede la progressione nel ranking UEFA delle prime 10 squadre europee per ricavi negli ultimi 7 anni.

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I bianconeri che hanno messo a segno un incremento del 198,59% ovvero hanno triplicato i propri punti europei più di quanto hanno fatto Paris Saint Germain e Manchester City.

Ed ecco, a dimostrazione, i dati sulla progressione delle prime 10 squadre europee per fatturato nei ricavi degli ultimi 7 anni.

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Un paragone, quello con questi due ultimi club, che non è casuale: le proprietà arabe infatti hanno scelto una strategia ben diversa, tantissimi soldi investiti nei club (molte le sponsorizzazioni da aziende correlate alle proprietà) e ricavi che sono già superiori a quelli dei bianconeri, ovvero oltre quella soglia dei 500 milioni anni che la Juve raggiungerà solo col prossimo bilancio. Ma per loro il bottino “sul campo” è ben inferiore: una semifinale per il Manchester City, lo scorso anno, tante occasioni fallite dal PSG, fino alla remuntada subita quest’anno.

Nel frattempo l’Europa ha visto ribaltarsi le gerarchie del calcio italiano. Quando Andrea Agnelli ha preso il controllo del club erano quattro i club piazzati meglio in campo europeo: l’Inter fresco vincitore del Triplete 2010, il Milan, la Roma e la Fiorentina. Ma solo i viola si sono confermati sui loro livelli.

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A crescere insieme alla Juventus è stato solo il Napoli. Per la Roma (-31) che ha speso energie nell’antagonismo con la Juve, perdendo terreno (ovvero partite) in campo europeo, e le milanesi (Milan -46 e Inter -65) è iniziata una involuzione che peraltro non ha permesso all’Italia di recuperare quel terzo posto nel ranking a spese dell’Inghilterra che pure non è lontanissimo, distando al momento solo 2,6 punti.

Il tutto, dal punto di vista dei bilanci, ricordando che nel 2010-2011 ovvero dopo il primo anno di gestione Andrea Agnelli (settimo posto Juve e esclusione dalle Coppe Europee) secondo la Deloitte Football Money League il Milan e l’Inter fatturavano rispettivamente 235 e 211 milioni di euro contro la Juventus ferma a 153 milioni, la Roma 143 e il Napoli 114.

Oggi i bianconeri hanno più che raddoppiato: 341 milioni di ricavi all’anno (in aumento col prossimo bilancio, come detto), mentre il Milan è sceso a 214, l’Inter 179. Meglio hanno fatto la Roma salita a 218 (seconda forza economica italiana) e il Napoli a 142,7 (anche in questo caso con una proiezione all’aumento grazie alle plusvalenze).

1 COMMENTO

  1. orgogliso di questa amata società
    la finale è una partita… arrivare in finale sono tante partite….
    la juve vince tante partite e perde la partita…. peccato
    ciò non toglie che poche squadre vincono tante partite e solo una vince la partita….
    la juve deve puntare ad arrivare stabilmente ai quarti di CL… prima o poi vincerà anche la partita

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