Stimare il valore dei calciatori attraverso i modelli economici, la sfida di PlayRatings

Sergio Marchionne vale i 10,6 milioni annui di compensi che la Fiat Chrysler (FCA) gli ha pagato nel 2016? E Daniel Craig ha fatto bene a rifiutare gli 88 milioni…

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Sergio Marchionne vale i 10,6 milioni annui di compensi che la Fiat Chrysler (FCA) gli ha pagato nel 2016? E Daniel Craig ha fatto bene a rifiutare gli 88 milioni che la MGM gli ha offerto per due nuovi episodi di 007?

L’esigenza di stimare il valore di un manager, di un attore o di un professionista in genere per l’azienda che lo ingaggia non è un problema nuovo. La ricerca di soluzioni attendibili ha dato impulso, a partire dagli anni 60, ad una vasta letteratura economica. Ma è con lo sviluppo della moderna economia basata sulla conoscenza che l’area economica della cosiddetta Valutazione del Capitale Umano ha affinato sofisticati modelli di stima ormai applicati in maniera diffusa e sistematica in molteplici comparti, tra cui lo spettacolo e lo sport.

E’ in particolare nello sport che il capitale umano, ovvero gli atleti, assume rilevanza fondamentale nella generazione dei proventi. I calciatori sono senza dubbio l’asset di maggior valore di una squadra; un attivo quasi mai valorizzato a pieno, che di certo non trova corrispondenza nei dati di bilancio e che esprime il suo potenziale massimo solo in fase di calciomercato.

Se a ciò si aggiunge che il calcio, in virtù della sua popolarità e delle dimensioni economiche ormai assai rilevanti, sta vivendo una delicata fase di integrazione nei flussi della finanza internazionale, appare ormai imprescindibile l’utilizzo di strumenti di valutazione economica a supporto del management aziendale.

E quindi, dopo l’affermazione delle ormai irrinunciabili statistiche di gioco, delle analisi video assistite dal software e delle telecamere montate sui droni, è la volta degli strumenti di valutazione economica, a partire dai sistemi di valorizzazione dei contratti di sfruttamento delle prestazioni sportive dei calciatori.

Da un po’ ci stanno provando i tedeschi di Transfermarkt e negli ultimi tempi si sono moltiplicati i tentativi da parte di piattaforme e startup di trovare un sistema attendibile per la misurazione del valore dei calciatori.

Da pochi giorni è in linea PlayRatngs.net di OpenEconomics che a differenza di Trasfermarkt punta ad effettuare una valutazione puramente oggettiva del valore dei calciatori grazie ad un modello assai sofisticato, basato appunto sui principi della teoria del capitale umano.

PlayRatings
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Playratings, le caratteristiche della piattaforma

Quali sono le principali caratteristiche della piattaforma? E’ completamente oggettiva (tutte le valutazioni vengono effettuate in automatico da un software basato su un sofisticato modello matematico), è indipendente (OpenEconomics non è un operatore dell’industria del calcio), è costantemente aggiornata ogni settimana, è interattiva (e consente agli utenti di inserire i parametri di base di molte analisi), copre di fatto tutto il calcio professionistico (144mila calciatori e 7mila squadre in 200 campionati) e macina una mole di dati impressionante ogni settimana (oltre 1,7 miliardi di dati già in archivio che crescono al ritmo di 2 milioni alla settimana).

OpenEconomics è un’azienda italiana nata da uno spin-off della Facoltà di Economia di Tor Vergata che opera prevalentemente a supporto di imprese che realizzano infrastrutture, aiutandole a stimare gli effetti dei loro progetti sulle economie locali su cui essi incidono.  L’azienda può contare su un solido gruppo di economisti con esperienza internazionale, su un portafoglio di avanzati modelli economici specializzati per una vasta gamma di mercati e su una piattaforma digitale proprietaria che integra sofisticati tool di analisi.

PlayRating nasce quasi per gioco una mattina al bar dopo un’accesa discussione sull’adeguatezza della clausola rescissoria di Higuain in partenza per la Juventus. La discussione sfocia in un dibattito sull’applicabilità delle teorie economiche di rifermento nella definizione di un valore congruo, e nella scoperta, rivelatrice, che non esistono oggi nel calcio strumenti dedicati di valutazione economica dei calciatori basati su valutazioni oggettive e standardizzabili.

PlayRatings
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La stima oggettiva del valore dei diritti alle prestazioni sportive di un calciatore diviene quindi oggetto di uno studio approfondito prima, e di un lungo sviluppo econometrico ed informatico poi, che portano alla nascita di PlayRatings.

Attenzione, l’obiettivo di PlayRatings non è la previsione del prezzo di compravendita di un calciatore, ma piuttosto l’individuazione delle soglie di convenienza economica di chi vende e di chi compra al fine di fornire agli operatori di mercato dei parametri di riferimento per la negoziazione. In questa ottica, PlayRating non punta ad individuare il più probabile valore di trasferimento del calciatore, che continuerà a formarsi secondo le dinamiche classiche del mercato (il classico rapporto domanda-offerta) e sulla base delle asimmetrie informative tipiche di ogni negoziazione, ma stabilisce dei parametri in grado di orientare la negoziazione su un binario di ragionevolezza e convenienza depurate da tutti gli inevitabili bias e condizionamento esterni.

PlayRatings, i concetti di Exit Value ed Entry Value

A questo scopo, per ogni calciatore, PlayRatings individua il cosiddetto Exit Value, un indicatore univoco che stima il prezzo minimo che la squadra che lo ha attualmente sotto contratto dovrebbe essere disposta ad accettare per non perdere il valore residuo dello stesso. L’Exit Value tiene ovviamente conto della prestazione sportiva del calciatore, che include essa stessa una molteplicità di indicatori di performance, pesandola in maniera differenziata nel tempo (pesano maggiormente le prestazioni più recenti), ma è anche legato alla durata residua del contratto con il calciatore, ai sui dati anagrafici, alla sua disponibilità a giocare (vale di più chi fa più presenze), così come anche alla sua reputazione (che non relega il valore di Ibrahimovic e Messi ai goal segnati) e a agli altri parametri che concorrono alla stima complessiva. Una stima che viene poi aggiustata attraverso l’aggiunta del valore legato potenziale di crescita (o di decrescita) delle prestazioni in futuro.

In pratica l’Exit Value rappresenta il valore residuo del contratto.

Ma quanto vale un giocatore per chi lo acquista? A questo scopo PlayRatings elabora un parametro diverso: l’Entry Value, ovvero il prezzo massimo che un’acquirente dovrebbe spendere per un determinato calciatore. L’Entry Value non è univoco, ma cambia in base all’acquirente, non solo perché il Barcellona ha un potere di spesa superiore a quello dell’Empoli, ma soprattutto perché lo stesso calciatore, giocando nel Barcellona, produce più valore di quanto non possa fare nell’Empoli. Anche in questo PlayRatings è unico nel panorama dei sistemi di valutazione economica, perché consente all’utente di scegliere la squadra acquirente e finanche di decidere il calciatore finirà per giocare o no titolare.

PlayRatings
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PlayRatings, l’idea di un rating per i calciatori

A completare l’analisi, altri due indicatori molto interessanti per la valutazione economica del calciatore. Il primo è un rating, che al pari dei rating delle agenzie finanziarie, sintetizza un indicatore di valore ad investire in quel calciatore, quasi fosse un’azione quotata. Il secondo individua la variazione di stipendio di un calciatore nel caso di ulteriore estensione del suo contratto, assai utile nelle trattative di rinnovo.

La piattaforma digitale, accessibile gratuitamente per chiunque all’indirizzo www.playratings.net, mappa oltre 140mila calciatori di 200 leghe in 80 paesi. Consente una dinamica di analisi molto ampia, dalle singole componenti del valore di un calciatore, al valore della rosa di una squadra, a quello dell’intera lega, così come l’evoluzione temporale del valore e una serie di interessanti aggregazioni, il tutto aggiornato all’ultima partita giocata.

Oggi la piattaforma importa 7 milioni di dati ogni settimana sulla base dei quali effettua oltre 8 milioni di stime. Un vero e proprio BIG DATA che oggi lavora su 1,7 miliardi di dati che coprono un arco temporale di tre anni.

Tutti i valori sono decisi dal software sulla base di una straordinaria mole di informazioni di input ma senza nessun contributo soggettivo. Si potrà non essere pienamente d’accordo con qualche valore, e alcune valutazioni faranno discutere di certo, ma sarà difficile non tenere conto delle informazioni prodotte dalla piattaforma.