Format finale Coppa Italia (analisi a cura di Emilia Conoscenti e Lorenzo Marincioni) – La finale di Tim Cup del 17 Maggio, in cui si sfideranno Juventus e Lazio, sarà la decima edizione a gara unica presso lo stadio Olimpico di Roma. Dati alla mano, però, questa non sembra essere stata la mossa decisiva per rivalorizzare una competizione che, nonostante i buoni risultati in termini di audience televisiva registrati nelle ultime edizioni a partire dai quarti di finale, continua ad avere minore appeal rispetto a quanto accade nelle altre principali leghe europee.

Le ragioni che hanno portato a un cambiamento di format della finale, passando dal doppio confronto andata e ritorno, a quello a gara secca, sono principalmente da ricondurre alla scarsa affluenza di pubblico, al modesto appeal mediatico del doppio incontro e alla minor incertezza del risultato, dal momento che spesso questo risultava deciso già dopo la prima partita.

Non solo: mentre i dati di share e audience rimanevano nella sostanza invariati tra la gara di andata e quella di ritorno, i numeri di pubblico pagante presente allo stadio subivano un calo vertiginoso tra il primo ed il secondo incontro.

Dalla stagione 2007-2008, la finale di Coppa Italia è giocata in gara unica allo stadio Olimpico di Roma e alla presenza del Presidente della Repubblica (Insidefoto.com)
Dalla stagione 2007-2008, la finale di Coppa Italia è giocata in gara unica allo stadio Olimpico di Roma e alla presenza del Presidente della Repubblica (Insidefoto.com)

Si prendano ad esempio le ultime due finali disputate secondo la vecchia formula, entrambe giocate da Inter e Roma. L’audience tv nel 2006 passa da 7.319.538 di spettatori nella gara di andata a 6.873.288 in quella di ritorno, con uno share rispettivamente del 28,22% e del 25,74% e, allo stesso modo, nel 2007 gli iniziali 4.146.764 di spettatori diventano successivamente 3.769.671, passando dal 32,85% al 33,64% di share.

Niente in confronto al dato delle presenze allo stadio: nella finale del 2006, infatti, si passa da 70.030 spettatori nella gara di andata all’Olimpico a 46.292 nel ritorno disputato a San Siro, il 34% in meno di paganti, mentre l’anno successivo il numero dei presenti nel match di andata (39.095 spettatori assistono all’Olimpico al 6-2 rifilato dalla Roma all’Inter) è inferiore anche al numero degli spettatori rilevati nella precedente gara di ritorno. Mentre la gara di ritorno, disputata a San Siro, complice anche il risultato dell’andata ha visto la presenza di soli 26.606 su una capienza complessiva dello Stadio Meazza di 80.018 posti.

Format finale Coppa Italia, le ragioni del cambiamento

Questo cambio di format si poneva quale obiettivo principale quello di creare un vero e proprio evento in grado di attrarre pubblico, sia in termini di spettatori paganti, sia in termini di share televisivo, individuando lo Stadio Olimpico di Roma come la cornice ideale per lo svolgimento dello stesso. Per queste ragioni, in concomitanza dell’evento-partita sono state organizzate negli anni numerose attività collaterali (nell’ultima edizione è possibile ricordare, ad esempio, l’iniziativa Bimbi in campo@Tim Cup, la partita dei bambini della Junior Tim Cup nel pre-gara, il Tim Cup Village presso l’Auditorium Parco della Musica di Romae si è scelto di far cantare l’inno nazionale italiano a una pop star (Emma Marrone, Alessandra Amoroso, Chiara Galliazzo, Lorenzo Fragola nell’ultima edizione) e di far precedere la finale ad uno show musicale sulla scorta di quanto accade negli sport americani e nella finale di Champions League.

Una scelta, almeno quest’ultima, che non sembra aver trovato il gradimento del pubblico. Basti pensare ai fischi ricevuti dal rapper coreano PSY, esibitosi con il suo tormentone Gangnam Style, prima della finale tra Roma e Lazio del 2013.

L'esibizione di PSY prima della finale di Coppa Italia del 2013 (Insidefoto.com)
L’esibizione di PSY prima della finale di Coppa Italia del 2013 (Insidefoto.com)

Format finale Coppa Italia, le presenze all’Olimpico e audience tv

Dal punto di vista della partecipazione live all’evento, si è registrata una crescita rispetto alla doppia finale della stagione 2006/07: 51.505 spettatori per Inter-Roma 2007/08, 68.819 per Lazio-Sampdoria 2008/09, 61.573 per Inter-Roma 2009/10, 63.418 per Inter-Palermo 2010/11, 61.344 per Juventus-Napoli 2011/12, 59.346 per Roma-Lazio 2012/13, 66.288 per Fiorentina-Napoli 2013/14, 62.622 per Juventus-Lazio 2014/15, 66.555 per Milan-Juventus 2015/16. Non si sono toccati i livelli della gara di andata del 2005/06, ma si osserva comunque una media di circa 62.400 presenze, dato non trascurabile vista la capienza dello stadio che è di 72.698 posti.

La Lazio vincitrice della Coppa Italia 2012-2013 (Insidefoto.com)
La Lazio vincitrice della Coppa Italia 2012-2013 (Insidefoto.com)

Sotto il profilo dell’audience tv e di share televisivo invece, la diretta in esclusiva di Rai 1 ha conseguito risultati incoraggianti già a partire dal 2007: si registrano, infatti, 7.458.711 di spettatori per la finale 2007/8 (33,14% di share), 7.056.368 per il 2008/9 (27,88%), 11.694.171 per il 2009/10 (39,9%), 8.083.000 per il 2010/11 (32,27%), 11.580.620 per il 2011/12 (42,51%), 6.736.674 per il 2012/13 (39,66%), 8.795.977 per il 2013/14 (36,72%), 9.195.984 per il 2014/15 (33,86%) e 8.432.000 per il 2015/16 (38,07%).

Il Napoli vincitore della Coppa Italia 2013-2014 (Insidefoto.com)
Il Napoli vincitore della Coppa Italia 2013-2014 (Insidefoto.com)

Un dato da prendere in considerazione, e che potrebbe aprire scenari a dir poco interessanti, è che l’ultima edizione della Tim Cup ha registrato un’importante presenza di pubblico straniero, proveniente in particolare da Arabia Saudita, Giappone, Stati Uniti, Francia, Spagna e Regno Unito, segno che, oltre che l’interesse per i due club coinvolti, Juventus e Milan, sta crescendo anche quello per un trofeo che per tanti tifosi italiani spesso sembra essere considerato di secondo piano e, proprio per questa ragione, il valore dei diritti tv ha subito una costante crescita nel tempo.

Format finale Coppa Italia, un confronto con l’estero

Per quel che riguarda l’affluenza di pubblico all’evento della finale di Tim Cup, potrebbe rivelarsi utile confrontare i nostri numeri con quelli delle ultime edizioni delle Coppe nazionali dei principali Paesi europei. A tal riguardo si può osservare che, rispetto all’Italia, all’estero l’evento ha sicuramente maggiore appeal: in Francia per la Coupe de France sono stati rilevati 80.000 spettatori su una capienza di 81.000 posti; in Inghilterra per la FA Cup 88.619 spettatori su una capienza di 90.000 posti; in Germania per la DFB-Pokal 74.322 spettatori su una capienza di 74.649 posti; in Spagna per la Copa del Rey 54.907 spettatori, che hanno registrato il tutto esaurito.

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La FA Cup sponsorizzata da Emirates

Le motivazioni sottostanti a questi numeri possono essere le più varie. Un dato è certamente rappresentato dalla miglior qualità degli stadi in cui si giocano le finali all’estero, ma quello forse maggiormente rilevante è la tanto contestata attuale formula della nostra Tim Cup.

Format finale Coppa Italia, una competizione da ripensare?

Questa competizione è, infatti, ragionata e concepita per tutelare e portare il più avanti possibile i club più importanti, i quali si suppone attirino maggiore attenzione e siano quindi più appetibili a media e TV. Il regolamento, difatti, stabilisce che in ogni partita, fino ai Quarti di Finale compresi, sia la squadra con la posizione più alta nel tabellone, dunque la più forte, a giocare in casa.

Questo comporta che le poche squadre delle categorie inferiori, Serie B e Lega Pro, che a fatica erano riuscite a passare il turno, vadano a giocarsi la qualificazione in casa dei ben più blasonati club di Serie A, in stadi quasi completamente vuoti con una cornice di pubblico ridotta all’osso. Può attrarre uno spettacolo del genere, con spalti vuoti ed orari improbabili? Una partita di calcio in cui nemmeno i tifosi locali, nonostante le innumerevoli agevolazioni della società ospitante, si recano allo stadio?

Paulo Dybala e Mattia De Sciglio nella finale di Coppa Italia 2016 tra Juventus e Milan (Insidefoto.com)
Paulo Dybala e Mattia De Sciglio nella finale di Coppa Italia 2016 tra Juventus e Milan (Insidefoto.com)

C’è bisogno di una ventata di aria fresca, è necessario rivoluzionare la Tim Cup, attribuendole quel fascino, quella magia che solo in pochi hanno, vedi la FA Cup inglese. In questa competizione, ad esempio, vi sono accoppiamenti del tutto casuali, con la possibilità di giocare gli incontri anche negli stadi delle cosiddette “piccole”, senza ranking e teste di serie, con i top club che entrano in gioco fin dai primi turni, attribuendo a tutte, o quasi, le squadre della Nazione la possibilità di partecipare al torneo e confrontarsi eventualmente anche con i club più prestigiosi.

José Mourinho bacia la Coppa Italia: sarà il primo trofeo del triplete nerazzurro del 2010
José Mourinho bacia la Coppa Italia: sarà il primo trofeo del triplete nerazzurro del 2010

Chi lo dice che abbia più appeal vedere una finale Juventus-Milan, piuttosto che vedere giocarsi il titolo una piccola realtà, stile Leicester, contro un top club?

L’Ancona del 1994, che all’epoca militava in Serie B, si giocò il trofeo al cospetto della grande Sampdoria di Gullit e Mancini. Davide contro Golia. In quanti, tifosi e non, si sono immedesimati nella matricola e sognavano una sua vittoria? Facile pensare che furono in tanti, se non in tantissimi.

La Roma vincitrice della Coppa Italia 2008
La Roma vincitrice della Coppa Italia 2008

Siamo tanto convinti che un’eventuale sfida tra una grande squadra ed una piccola che rincorre un sogno, non possa raggiungere, se non superare, l’attuale media audience della Finale di Tim Cup di 8.781.500 ascolti e del 36% di share televisivo?

Siamo così sicuri allora, che non sia meglio riflettere e ragionare al fine di costruire una competizione che metta tutti sullo stesso piano, che possa rendere un po’ meno improbabile il tortuoso, difficile e perché no, anche fortunato, arrivo di una piccola realtà alla Finale dell’Olimpico? Noi vogliamo crederci.