La Coppa Italia non si tocca. Tra i vari pacchetti della Serie A sembra essere il vero affare per chi se lo aggiudicherà. Anche se il format è spesso criticato dai tifosi per (questa è la sottolineatura prevalente) una eccessiva prevedibilità delle partite che portano in fondo sempre le stesse, soprattutto quando si fa un parallelo con la FA Cup inglese, in realtà la formula è vincente, soprattutto a livello televisivo.

Nell’edizione odierna in un pezzo di Claudio Plazzotta il quotidiano ItaliaOggi evidenzia giustamente i risultati in termini di ascolti e soprattutto di qualità-prezzo della Coppa che il prossimo 2 giugno (oppure 21 maggio se la Juventus arriverà in finale di Coppa Italia) giocherà il suo atto finale.

Per il triennio 2015-2018 l’asta se l’è aggiudicata la Rai versando circa 66 milioni di euro complessivi, ovvero 22 milioni di euro all’anno.

Per il prossimo periodo, visti i risultati, ci si attende una sfida apertissima tra Rai, Mediaset, La7, Discovery e Sky, con cifre destinate a crescere di molto (si parla già di 30-35 milioni di euro all’anno) e che quindi potrebbero portare il valore intorno ai 100 milioni complessivi, superiore anche a quello rivisto nella precedente tornata.

Per la stagione 2016-2017 le tre reti generaliste del servizio pubblico hanno trasmesso o trasmetteranno 16 prime serate (tra il 23 dicembre 2016 e il prossimo 2 giugno 2017, giorno della finale di Coppa Italia), con audience (vedere tabella in pagina) che vanno da un minimo di 2,2 milioni di telespettatori fino a un massimo di 8,6 milioni (col 32,1% di share) per Napoli-Juventus dello scorso 5 aprile che bissò l’ottimo risultato di fine febbraio.

Tra i motivi dell’interesse, probabilmente, ci sta anche il fatto che essendo stati gli ultimi campionati abbastanza sbilanciati sulla sponda juventina, molti tifosi hanno riposto nella Coppa nazionale la speranza di un trofeo stagionale legato più che altro alla maggiore aleatorietà di risultati maturati in 90 o 180′.

Significa comunque che in 10 occasioni su 16 la Rai ha avuto share medi superiori al 20%, come CF – calcioefinanza.it ha documentato partita dopo partita.

Vero che le squadre più forti e con più tifosi sono preservate. E vero anche che questo non ha comunque precluso sorprese come quella eccezionale dell’Alessandria che lo scorso anno arrivò in semifinale con il Milan.

Tuttavia è giusto chiedersi (e Infront che sta per varare i pacchetti tv al pari della Lega Calcio lo faranno di sicuro) quale seguito avrebbe una “Fa Cup all’italiana” come molti (con diverse declinazioni) sembrano chiedere.

Tre sembrano essere principalmente gli elementi che sconsigliano un cambiio di questo tipo:

  1. In Italia al contrario dell’Inghilterra non vi è un tifo diffuso ma una forte concentrazione sulle squadre maggiori che abbasserebbe l’interesse per alcune sfide secondarie
  2. La situazione infrastrutturale è decisamente peggio e la scelta di giocare ottavi e quarti nello stadio della più forte è anche la scelta di andare negli impianti migliori (in modo da dividere incassi teoricamente maggiori, che peraltro per regolamento sono spartiti al 50%)
  3. E’ molto probabile che sia in termini di ascolti tv sia in termini di ricavi da stadio scelte diverse dalle attuali abbasserebbero di molto i risultati della competizione

Interessante poi, anche la notazione di ItaliaOggi, che spiega. Se si riuscisse a trovare spazio nel calendario, facendo disputare le gare in andata e ritorno dai quarti di finale (ora accade solo per le semifinali), ci sarebbero da aggiungere altre quattro prime serate al menu già così ricco.

Un circuito di 16 o più prime serate in una stagione televisivamente interessante come quella tra dicembre e giugno si può assolutamente paragonare, per esempio, al circus della Formula Uno (20 gare complessive) o a quello della Moto Gp (18 gare all’anno) spalmate soprattutto nei periodi estivi (e quindi meno ricercati da chi pianifica la pubblicità) e che di solito non si tengono in orari da prima serata ma per i quali vengono pagati circa 48 (F1) e 24 (Moto) milioni l’anno.

Le attese, quindi, in vista dell’asta sui diritti tv di serie A, sono di un rialzo dei prezzi.

Anche se va ricordato che rispetto ad una richiesta iniziale di 84 milioni si dovette poi scendere alla cifra attuale dopo diverse aste andate deserte.

Infine va ricordato che il pacchetto comprende anche la finale di Supercoppa del 23 dicembre 2016 ha occupato il palinsesto di Rai Uno dalle ore 17.33 alle ore 20.16, con una media di share del 36,2% e 6,2 milioni di telespettatori, che sono saliti a 7,7 milioni nel corso dei tempi supplementari e addirittura a 9,4 milioni nell’ultimo quarto d’ora, durante i rigori.