“Quando a 27 anni mi sono infortunato ed ho dovuto smettere di giocare la mia sfortuna mi ha incamminato verso la fortunata scelta di allenare, da lì l’inizio con i ragazzi del Padova e l’incontro con Giuseppe Galderisi, che seguo ormai da 10 anni”. Le parole di Daniele Cavalletto, allenatore in seconda di Galderisi, sono utili per capire il percorso variegato che porta tanti appassionati a lavorare nel calcio.

La prima regola sembra essere paradossale ma verificabilissima: non esiste una regola o un percorso fisso, ma quel che serve è tanta passione. “Bisogna soprattutto guardare tanto calcio – dice Cavalletto – sembrerà banale ma è così. Calcio a tutti i livelli, non solo la Champions League, perchè solo così si possono capire le sfumature”.

Daniele Cavalletto sarà uno dei relatori al corso per talent scout e Match Analysis organizzato da Nicola Giuliani che vedrà proprio lo staff di Galderisi impegnato a formare i corsisti.
come diventare match analyst calcio

Un corso che darà anche la possibilità ai partecipanti di essere valutati per una eventuale collaborazione. Ma cosa si cerca in particolare in queste figure professionali? “Noi individuiamo la competenza ma anche caratteristiche importanti nel modo d’essere, lavorare con uno staff tecnico significa mettersi a disposizione, aver voglia di crescere, anche sbagliando ma con una apertura alle possibilità e alle novità molto marcata”.

Chi è interessato a ricevere maggiori informazioni o a iscriversi può visitare il sito techsport.it (che riporta anche eventuali contatti telefonici diretti da poter consultare) o inviare una e-mail a info@techsport.it.

Cavalletto ha una convinzione: “Il calcio nella sua forma di espressione più alta è arte. Questa è la disciplina di Messi e Ronaldo, ma in tutte le sue altre declinazioni è studio e ricerca. Nella prima parte del mio percorso di allenatore mi sembrava di avere meno credibilità, perchè in carriera avevo giocato solo fino all’Eccellenza, ma poi ho cercato di colmare il gap aggiornandomi costantemente e quotidianamente”.

Lui stesso non si definisce “match analyst” ma premette: “sono allenatore professionista e lavoro con Galderisi da 10 anni, ma in uno staff giocoforza ridotto sono io a occuparmi di questo aspetto, che magari in altre realtà conta numeri maggiori”.

Ma per essere match analyst serve essere allenatore? “E’ fondamentale – secondo Cavalletto – soprattutto avere lo stesso linguaggio tecnico di tutti i tecnici dello staff, quindi si: essere allenatore aiuta. Ma anche qui, il percorso può anche essere qello di iniziare a collaborare a qualsiasi livello e poi crescere stando nel calcio”.

Un consiglio? “Oltre a quello di guardare tanto calcio dico sempre: fate le vostre analisi, confrontatevi e cercate di capire, entrate a collaborare con una società anche solo per maturare esperienza e cercate di capire cosa chiede un allenatore. I primi passi sono fondamentali per muoverne sempre di più avanzati e più spediti”.