Diritti tv Serie A, la vendita in Italia rischia il flop: si punta forte sull'estero per compensare

Diritti tv Serie A – La prossima asta per l’assegnazione dei diritti tv della Serie A per il triennio 2018-2021 sul mercato italiano potrebbe chiudersi con un risultato inferiore in…

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Diritti tv Serie A – La prossima asta per l’assegnazione dei diritti tv della Serie A per il triennio 2018-2021 sul mercato italiano potrebbe chiudersi con un risultato inferiore in termini economici a quello del triennio 2015-2018, quando la concorrenza tra Sky e Mediaset aveva contribuito a portare l’incasso complessivo attorno a 1 miliardo a stagione: 572 milioni da parte della pay-tv di Rupert Murdoch per 380 partite e 373 milioni da parte di Premium per 248 gare.

Secondo quanto riportato da Milano Finanza, in una lunga disamina a firma del giornalista Andrea Montanari, sul mercato c’è chi stima una potenziale perdita di valore dell’asta almeno del 20%, quindi una diminuzione di 200 milioni, se non di più, rispetto alla soglia miliardaria di riferimento. Un bel danno che avrà un impatto principalmente sui bilanci dei club del massimo campionato di calcio. E quindi a cascata delle leghe minori, che vivono anche grazie alla redistribuzione di una quota dell’incasso dei diritti tv da parte della Serie A.

Gli investimenti di Sky e Mediaset nei diritti tv del calcio
Gli investimenti di Sky e Mediaset nei diritti tv del calcio

I timori su una svalutazione dei diritti tv Serie A sul mercato italiano sono legati a quanto sta accadendo nel settore televisivo, dove il riposizionamento dei vari attori in campo potrebbe impattare negativamente sull’asta.

Il motivo principale è il cambio di strategia di Mediaset per la sua controllata Premium. Come ha più volte ribadito Pier Silvio Berlusconi, dopo l’investimento di 1,6 miliardi effettuato tre anni fa per l’acquisto delle immagini esclusive della Champions League 2015-2018 e di quelle delle otto principali squadre di serie A, quest’anno l’approccio sarà di tipo opportunistico. Tradotto: se ci saranno pacchetti mirati e non particolarmente costosi si parteciperà all’asta. Ma senza fare follie. E magari si cercherà una sponda con Telecom Italia: l’incumbent tlc, dopo l’iniziale smentita dell’ad Flavio Cattaneo, prenderà parte alla sfida, puntando principalmente al pacchetto relativo alla banda larga.

Il timore è che, senza una concorrenza forte da parte di Mediaset, Sky possa fare la parte del leone nella prossima asta, aggiudicandosi il diritto di trasmettere le partite di Serie A a un prezzo ben inferiore a quello pagato tre anni fa.

È per questa ragione, spiega Milano Finanza, che la Lega Serie A e Infront punteranno soprattutto sulla vendita delle immagini all’estero. Con l’obiettivo di incassare almeno 300 milioni rispetto ai 200 milioni della precedente asta. Applicando una strategia differente da quella messa in atto nel 2014, non ci si affiderà a un unico intermediatore, ma si suddividerà il mappamondo per aree.

La Cina sarà il mercato che sarà aggredito per primo: si conta di incassare almeno 80 milioni. Il Middle East sarà un altro interessante bacino, dal quale potrebbero arrivare 50-60 milioni. Poi ci sono altri target ritenuti pregiati: il Giappone (35-40 milioni) e il Centro-Sud America (30-40 milioni grazie soprattutto al Brasile e al Messico).

Questa diversificazione d’offerta, ovviamente, comporterà un cambiamento significativo nella messa in onda delle partite, con un potenziamento della cosiddetta fascia del lunch time, sulla falsariga di quanto avviene in Premier League, il campionato più visto in Cina. Mentre pare esclusa l’opzione di non mostrare in tv tutti i match come avvenuto finora, nonostante il fatto che diversi casi gli ascolti siano ridotti al lumicino.