dove vedere Juventus-Young Boys
Paulo Dybala, attaccante della Juventus (Insidefoto)

Sembrava quasi un regalo per agli appassionati di calcio italiani, ma a guardare i listini di Publitalia ’80 si direbbe che Mediaset abbia fatto davvero bene a scegliere di trasmettere Juventus-Barcellona in chiaro per esclusive ragioni di business: il prezzo degli slot pubblicitari nella fascia oraria del match sono schizzati alle stelle e il Biscione mette in vendita 30 secondi in rotazione a 200mila euro e i 15 secondi di superspot a 165mila euro. Calcolatrici in mano: un secondo in rotazione costa 6,6mila euro; la stessa minuscola frazione di tempo tra una rimessa laterale e la ripresa del gioco viene venduta a 11mila euro. Pier Silvio Berlusconi ha fiutato l’affare e ha optato per far cassa sulla rete ammiraglia dell’azienda di famiglia, senza pensare troppi agli abbonati Premium.

Il confronto con le altre sfide a eliminazione diretta della Champions League 2016-2017 non lascia paragoni. Nel corso degli ottavi, come è noto, Mediaset ha scelto di non trasmettere in chiaro nessuna partita delle italiane, nonostante oltre a Juve-Porto in programma ci fosse la sfida del Napoli contro l’iconico Real Madrid. Morale, il prezzo medio degli spot durante i quattro match trasmessi dai canali in chiaro del Biscione è stato di 46mila euro per le pubblicità in rotazione e di 42mila euro per i velocissimi superspot. E l’altra sfida dei quarti? Storia simile: Mediaset trasmetterà il 18 aprile Real Madrid-Bayern Monaco e vende la pubblicità tra i 90mila e i 75mila euro.

Insomma, scegliendo di mandare in onda gratuitamente la squadra di Massimiliano Allegri, Cologno Monzese potrà incassare grazie alla Juventus il 122% in più rispetto a quanto rastrellerà per singolo spot con Real-Bayern e addirittura il 340% in più rispetto alle magre, magrissime, sfide degli ottavi – partite che, tuttavia, non hanno infiammato il pubblico televisivo italiano.

Ma Juventus-Barcellona dell’11 aprile, incredibile ma vero, costa anche più cara di quell’altra sfida tra i due club giocata a Berlino il 6 giugno del 2015. Per l’ultima finale di Champions dei bianconeri, si evince dai listini dell’epoca, Mediaset ha venduto un singolo spot nell’intervallo a 195mila euro e un superspot a 150, cioè al 10% in meno rispetto a quanto costerà mostrare un brand tra una decina di giorni. Certo, quella partita non era in esclusiva e quindi i paragoni vanno presi con le pinze; anche se il diverso peso dei due match è evidente anche per chi il calcio non lo mastica nemmeno un po’.

La verità è che Mediaset si aspetta davvero un risultato con il botto per una partita che assomiglia sempre di più al definitivo esame di maturità dei bianconeri. Nella brochure che accompagna i listini, Publitalia fissa in alto le potenzialità dell’evento sportivo e si aspetta di rastrellare 10milioni di telespettatori con il 37% di share. Anche per questo un secondo di televisione costa caro, molto di più di una pubblicità durante l’Isola dei Famosi, show di punta del Biscione. Per farsi vedere nelle pause della trasmissione di Alessia Marcuzzi bisogna scucire 77mila euro per 30 secondi; ma vuoi mettere l’attenzione che c’è mentre si pregusta l’ennesimo confronto Messi-Bonucci?

3 COMMENTI

  1. e appunto, guardando gli spot, anche noi spettatori in chiaro siamo “pubblico pagante”. l’investimento è remunerato. ma dico, anche per i piccoli e medi club della A, non gli si potrebbe far arrivare qualche soldino in più con qualche partita di “fascia bassa” in chiaro magari sulla Rai? Si era letto un pezzo tempo fa, con i dati bassissimi di telespettatori abbonati per certe sfide tra provinciali in serie A.

  2. penso che sia una truffa per gli abbonati….tutti dovrebbero disdire il loro abbonamento…. specialmente gli esercizi pubblici (es. bar) che l’abbonamneto lo pagano il doppio rispetto ad un privato

  3. Beh complimenti per la serietà, capisco gli introiti ma per chi paga 25 € per vedere il nulla (a parte il campionato ) è proprio una bella presa in giro.La disdetta è già partita non provate a chiamarmi.
    Ci vorrebbe una class action.

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