I club di Premier League sembrano intenzionati a ridiscutere in senso restrittivo il sistema del paracadute retrocessioni per i club che finiranno in Championship.

Modifiche e tagli potrebbero essere proposti in maniera formale già nella riunione plenaria della prima settimana di giugno. Ma già questo giovedì gli azionisti potrebbero discuterne in maniera informale, anche se il tema non è all’ordine del giorno.

Il paracadute Premier League potrebbe valere più di 90 milioni di sterline per i club retrocessi in questa stagione e la preoccupazione tra molti club è che alcuni proprietari stiano abusando del sistema.

Alcuni casi sono già sotto osservazione. Tra questi quello del Blackpool (recentemente fallito) che nel 2010-2011 giocò una sola stagione in Premier League spendendo solo 3,5 milioni di sterline nei trasferimenti e con un investimento minimo sui salari.

Più di recente invece il Burnley (2014-2015) retrocedette dopo aver mantenuto un esborso sui trasferimenti sotto i 10 milioni di sterline.

E in questa stagione gli occhi sono tutti sull’Hull City. Tornato in Premier dopo un anno di purgatorio, Assem Allam ha cercato di vendere più che di rinforzare il club. Per lui ci sarebbero comunque 75 milioni di sterline in entrata in caso di retrocessione.

come funziona il paracadute retrocessione
Thomas Ince ai tempi del Blackpool

La discussione sul paracadute fa parte di un più ampio dibattito tra i club che stanno cercando di ragionare sulla equa distribuzione dei compensi.

Anche in Inghilterra i grandi club, infatti, rivendicano la loro centralità e vorrebbero prendere più soldi (in particolare dai diritti tv all’estero che in questo momento sono divisi totalmente in parti uguali), anche se in questo caso la situazione è ribaltata rispetto all’Italia dove sono i piccoli a rivendicare di più.

Quel che è chiaro, nel frattempo, è che il divario tra Championship e Premier League rimane sempre molto alto. Lo dimostra, tra le altre, la situazione del Middlesbrough, che per la promozione ha dovuto far fronte a perdite al 30 giugno 2016 pari a 31,9 milioni di sterline (rispetto ai 9 milioni dell’anno precedente).

Incredibile in particolare la massa salariale che (il riferimento è allo scorso anno con il club in Championship) è salita da 18,1 a 28,6 milioni di sterline, ben al di sopra del 100% del fatturato complessivo, quando il livello raccomandato è del 50%.

In caso di retrocessione il paracadute sarà cruciale per la stabilità finanziaria, ma i conti resterebbero comunque a rischio.

Quel che è chiaro a tutti, quindi, è che il paracadute oltre a scontentare i grandi club ed a prestarsi a comportamenti speculativi, non risolve nemmeno il problema per quanto riguarda le squadre minori che retrocedono.

Da questo punto di vista, forse, la migliore soluzione è quella adottata dal campionato tedesco che distribuisce gli incassi su due livelli (con un sistema che finanzia tutte le 36 squadre di Bundesliga e II.Bundesliga) ed in questo modo scagliona meglio i meriti e gli incassi delle varie società.

1 COMMENTO

  1. […] Calcioefinanza ha poi raccolto le storie del Burnley nella stagione 2014-2015, retrocesso in Championship dopo aver investito solo 10 milioni di sterline nella campagna acquisti. Per questo si sta pensando di cambiare la formula del paracadute per la retrocessione. Tra le ipotesi allo studio potrebbe esserci il divieto di fornire il paracadute alle squadre che tornano in Championship dopo un solo anno di Premier. Certo però serve comunque un aiuto a chi va in B, lo dimostra il caso dell’Aston Villa retrocesso al termine della stagione 2015/2016. Il paracadute è così strutturato: […]