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La squadra di Sky Formula Uno

Serie A, Champions e Formula uno. In poche settimane Sky si troverà coinvolta in un vortice di aste ben inquadrato questa mattina da un articolo di Claudio Plazzotta per ItaliaOggi.

I diritti sulla Serie A scadono nel maggio 2018, quelli della Champions non li ha ma li vuole avere (magari coinvolgendo nell’accordo anche la Rai), sulla Formula Uno il contratto scade a fi ne 2017.

Jacques Raynaud, executive vice president sport channels & advertising Sky Italia, si ritroverà in poche settimane a dover decidere in modo rapido e anche affrettato su tre grandi asset dell’offerta sportiva di Sky. «D’altronde», spiega Raynaud a ItaliaOggi a margine della presentazione della stagione Motori 2017 di Sky, «sono tutte vicende che escono un po’ dalle nostre logiche e dalla nostra possibilità di controllo. Certo, ci sono un sacco di cambiamenti, non sarà facile, ma siamo abituati a procedere rapidamente. Di sicuro siamo molto interessati a rinnovare i nostri impegni con la Formula Uno (come detto, il contratto scade a fi ne 2017, ndr) e con la MotoGp (contratto in scadenza a fi ne 2018, ndr), anche perché gli ascolti sono in crescita costante. Sulla piattaforma pay nel 2016 abbiamo avuto una media di un milione di telespettatori per gara, con punte oltre gli 1,5 mln, e circa sette milioni di contatti unici nell’anno. Negli anni passati, quando Sky aveva anche più abbonati e la Ferrari era più vincente, avevamo punte di 750 mila telespettatori, per dire».

Sempre Sky ha fatto sapere che per la stagione 2017 l’obiettivo della raccolta pubblicitaria dei motori è di crescere del 15%.

Più in generale, i primi tre mesi del 2017 «non danno segnali univoci sull’andamento della raccolta pubblicitaria di Sky», commenta Raynaud, «ovvero il sentiment non è chiaro, ci sono grafici un po’ schizofrenici (bene, in marzo, ndr). Varrebbe la pena fare un bel discorso sul prezzo della pubblicità televisiva in Italia e sul senso dei listini. Ma, d’altronde, il mercato è nelle mani di Mediaset e Rai (che, da sole, controllano il 77% degli investimenti pubblicitari sul mezzo tv nel 2016, ndr) e gli altri si devono adeguare».

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