Luca Lotti, in azione con la nazionale parlamentari (Insidefoto)

C’è poco tempo e bisogna fare in fretta. Il ministro Luca Lotti affida a un’intervista alla Gazzetta dello Sport oggi in edicola il racconto delle linee guida per il suo mandato ministeriale, al vertice del risorto dicastero sportivo. Nominato a dicembre, Lotti resterà in carica al massimo fino a febbraio 2018, ma potrebbe salutare tutti prima se si decidesse di andare al voto in anticipo. Per questo vuole correre: affrontare di petto la distribuzione delle risorse dei diritti tv, la realizzazione degli stadi di proprietà e la valorizzazione dei settori giovanili dei club.

“Utilizzerò la modifica della legge Melandri come veicolo all’interno del quale inserire determinate novità anche al di fuori del capitolo diritti tv. Tanto per fare un esempio – ha spiegato il ministro alla Gazza – gli incentivi a costruire stadi di proprietà rientreranno in questa che sarà un vera e propria legge di sistema. È un tema che discuterò con le società”, assicura.

Nei piani del titolare dello Sport italiano ci sono, ovviamente, anche le risorse provenienti dalla vendita dei diritti tv che saranno ceduti per il prossimo triennio entro la prima metà dellìanno. E su questo le idee di Lotti si fanno più chiare: “I criteri di assegnazione di determinate risorse devono essere più chiari. Sono disposto a far salire fino al 50% la divisione delle risorse in parti uguali. Ma poi servono parametri maggiormente misurabili. La valutazione dei risultati sportivi, per esempio, deve essere fatta sugli ultimi cinque anni e non andando indietro di mezzo secolo. Il bacino d’utenza e il numero dei tifosi definiti con metodi che possono apparire approssimativi vi sembrano giusti?”, si chiede con una certa ironia il braccio destro di Matteo Renzi.

Senza voler fare polemiche, Lotti spiega che quando sarà messa mano alla norma che regola la commercializzazione dei diritti, “il concetto di base, comunque, non sarà togliere ai ricchi per dare ai poveri. Il riequilibrio si può ottenere in modo diverso”, assicura. Anche per questo l’augurio è che la Lega di Serie A riesca a votare il suo presidente prima delle elezioni del numero uno del calcio italiano in programma il 6 marzo: “Per quanto riguarda la Figc l’auspicio è che i delegati vadano alle urne con uno spirito di rinnovamento”, spiega Lotti.

A proposito di federazioni da rinnovare, il ministro dello Sport conferma la volontà di porre un limite di due mandati e annuncia di voler mettere fine al problema “entro un paio di mesi. Questo limite – aggiunge – varrà anche per la presidente del Coni”. Proprio con Giovanni Malagò il suo rapporto è buono, anche perché – sottolinea – non è partito adesso. Da una collaborazione fruttuosa tra mondo dello sport e politica possono nascere del resto delle possibilità per il Paese, “come i Mondiali di volley del 2018, Cortina 2021 e la Ryder Cup del 2022. E far sì che su quegli investimenti si progettino i futuri investimenti”.

Lotti rivendica la scelta di sostenere la nascita del CIP come ente autonomo perché  “ero convinto – dice – che avesse bisogno di un po’ di autonomia. Questa scelta gli consente di avere un proprio bilancio, una sua organizzazione e maggior forza nel rapporto con le altre istituzioni”. Progetti e orizzonti ampi, ma se deve raccontare al mondo qual è il suo sogno da ministro dello Sport si fa tremendamente concreto: “Alzerei il tetto di esenzione Irpef per le società dilettantistiche”.

 

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