impatto economico sei nazioni
L'azzurro Lovotti placca l'inglese Vanipula in Italia-Inghilterra (foto Insidefoto.com)

Impatto economico Sei Nazioni – La stagione del grande rugby è pronta a partire. Con la sfida tra Scozia e Irlanda di sabato 4 febbraio infatti prenderà il via il 18° Sei Nazioni (123° considerando anche le edizioni dell’Home Championship e del Cinque Nazioni). Un torneo che ha sempre più impatto a livello economico in Europa, in attesa di scoprire tutte le novità regolamentari.

Tutto è pronto: si comincia domani, come detto, con Scozia-Irlanda e, a seguire, Inghilterra-Francia. Per l’Italia esordio domenica in casa, all’Olimpico di Roma, contro il Galles: gli azzurri poi sfideranno, sempre nella Capitale, l’Irlanda (11 febbraio), poi la trasferta a Londra contro l’Inghilterra (26 febbraio), l’ultima gara casalinga contro la Francia (11 marzo) prima della chiusura a Edinburgo contro la Scozia (18 marzo).

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Impatto economico Sei Nazioni, gli azzurri

Cominciamo la nostra analisi proprio dall’Italia. Le partite del Sei Nazioni infatti hanno un impatto importante su tutto il movimento rugbistico azzurro: economico e non, visto la crescita del numero dei giocatori tesserati, seppur altalenante.

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Dal punto di vista prettamente economico, si può dire che il Sei Nazioni vale quasi metà fatturato per la Federugby: nel 2015 (ultimo bilancio disponibile), i ricavi dal torneo si sono assestati a quota 19,2 milioni di euro, ovverosia il 41,5% del fatturato complessivo della federazione.

2015 2014
Ricavi 6 Nazioni 19.258.195 16.640.705
Fatturato complessivo 46.335.431 43.366.701
Impatto % 41,56% 38,37%
Dati in euro
Fonte: elaborazione CF su bilanci FIR

 

Numeri che dovrebbero leggermente calare nel 2016 (nel bilancio preventivo si parla di circa 18,9 milioni di ricavi dal Sei Nazioni a fronte di un fatturato complessivo di 47,1 milioni), avendo gli azzurri giocato solo due gare in casa (contro le 3 del 2015 e le 2 del 2014), restando comunque intorno al 40%.

Per l’Italia, i ricavi maggiori arrivano dai diritti tv (intorno ai 14 milioni, con altri 5 circa in arrivo dagli sponsor come Edison), e non è un caso: l’appeal televisivo del Sei Nazioni è in crescita in Italia (641mila spettatori medi nell’ultima edizione, la migliore dal 2014, in diretta su DMAX come quest’anno), con 67,5 milioni di spettatori complessivi in tv nell’edizione 2016 in tutto il mondo. impatto economico sei nazioni

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Impatto economico Sei Nazioni, gli spettatori allo stadio

Non solo gli spettatori in tv, ma anche quelli allo stadio sono in continua crescita. Tanto che, secondo l’ultimo Club Licensing Benchmarking Report dell’Uefa, il torneo di rugby è stato nel 2015 l’evento sportivo con la più alta media spettatori al mondo, davanti anche alla NFL e al Mondiale di calcio in Brasile del 2014.

impatto economico sei nazioniAnche in questo, l’Italia non vuole fermarsi: «L’obiettivo, per questo 6 Nazioni, è di portare complessivamente 150.000 spettatori sugli spalti nell’arco dei tre incontri che attendono la Nazionale all’Olimpico», ha dichiarato il Direttore Eventi di FIR, Pierluigi Bernabò.

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Il capitano dell’Italrugby, Sergio Parisse (foto Insidefoto.com

Impatto economico Sei Nazioni, i fatturati

Tutti numeri che hanno portato ad una crescita anche nei bilanci. Una rapida salita del fatturato che ha permesso alla federugby di avvicinare la prima rivale, ovverosia la Scozia (salvo riallontarsi nel 2016, se verrà confermato il bilancio preventivo della federazione azzurra).

2016 2015
Francia 119,3 100,3
Galles 84,9 75,1
Inghilterra 471,8 240,9
Irlanda 88,1 85,8
Scozia 54,9 51,2
Italia 47,1* 46,3
Dati in milioni di euro
*bilancio preventivo

 

Decisamente troppo distanti le altre, con l’Inghilterra che nel 2016 ha avuto un aumento di quasi il 100% grazie alla Coppa del Mondo disputata in casa nel 2015 (i cui effetti si sono verificati nel  bilancio seguente).

Impatto economico Sei Nazioni, l’indotto

Certo, le federazioni incassano e non poco. Ma c’è anche la questione indotto, perché l’impatto economico si riflette anche su città e nazioni. Secondo uno studio di RBS del 2014, tifosi e turisti portano intorno ai 375 milioni di sterline alle nazioni partecipanti, con un impatto per le singole città (Londra, Parigi, Edinburgo, Roma, Cardiff e Dublino) intorno ai 150 milioni di sterline.

Anche perché, come prevedibile, i prezzi nelle città vola alle stelle. Secondo uno studio di trivago.co.uk, infatti, la media degli hotel sale addirittura fino al 345% a Cardiff: in Galles, per la notte dopo la sfida con l’Inghilterra (11 febbraio) si arriva a pagare 480 sterline di media contro le 108 della media mensile, mentre il secondo aumento maggiore è sempre a Cardiff, per la gara del 10 marzo contro l’Irlanda (+257%, 386 sterline).

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A seguire, Edinburgo: +154% (302 sterline) per la sfida col Galles del 25 febbraio e +135% (278 sterline) per quella contro l’Irlanda del 4 febbraio.

La più economica, a sorpresa, è Roma: i prezzi medi per la sfida col Galles si aggirano sulle 95 sterline a notte (-5%), e altrettanto poco cari sono gli hotel, secondo trivago, per le sfide contro Irlanda (101 sterline in media) e contro la Francia (112 sterline). Londra, in compenso, è quella che vedrà il maggior calo in percentuale: per la gara contro gli azzurri del 26 febbraio infatti i prezzi degli alberghi caleranno del 10%.

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Leonardo Sarto sfida il gallese Scott Williams (foto Insidefoto.com)

Un torneo che, oltre all’impatto, muove oltre 500 milioni di euro, anche grazie ai diritti televisivi di cui sopra (il Torneo è trasmesso in 187 nazioni) e degli sponsor, come la BBC, che ha firmato un contratto tv da oltre 300 milioni di sterline per i prossimi sei anni, o la Royal Bank of Scotland, che fino a questa edizione verserà nelle casse del Sei Nazioni circa 55 milioni di euro complessivi per essere main sponsor della competizione. Una grande macchina da ricavi, che è pronta a partire.

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