Qual è lo stato dell’arte negli stadi europei, all’inizio di questo 2017? Se molti impianti si stanno adattando alle nuove regole del “mercato”, inserendo servizi di vario genere per il tifoso, uno degli elementi principali dell’edificio-stadio non è ancora esattamente una priorità: il tetto.

Analizzando gli stadi delle massime divisioni europee ci si accorge di una situazione molto eterogenea che, se in parte è mitigata dai nuovi arrivi (gli impianti per Euro 2016, per esempio), ad alcune latitudini resta un problema strutturale non di poco conto.

Dei 95 stadi utilizzati nei 5 maggiori campionati europei – considerati per la stagione in corso – 71 hanno una struttura di copertura totale su tutto lo stadio, il 75%.

Non scopriamo nulla di nuovo se evidenziamo che, di questi 71 impianti, la Premier League è presente al completo mentre in Bundesliga solo lo Stadion am Böllenfalltor di Darmstadt è l’eccezione (che conferma la regola).

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In Inghilterra, è giusto ribadirlo, la tradizione costruttiva ha aiutato fin dagli inizi del ‘900 – molti stadi inglesi sono nati con almeno una gradinata coperta, se non tutte. In Germania, invece, l’aggiornamento architettonico legato al calcio è ormai una virtù. Le note dolenti, se così possiamo definirle, arrivano guardando più vicino a noi.

La Serie A è il fanalino di coda di questa statistica, con 8 stadi che presentano una copertura su meno della metà delle gradinate. Dei 17 totali utilizzati quest’anno, però, altri 8 sono invece totalmente coperti, mentre solo il Mapei Stadium resta a metà strada, con il tetto presente solo sulle due tribune principali.

La tipologia del catino ovale all’aperto è parte integrante della storia architettonica sportiva italiana – e qui si tornerebbe al punto degli impianti ormai datati – e lo stesso discorso vale per la Spagna, dove la situazione è pressoché identica (10 stadi totalmente coperti sui 20 della Liga). I progetti in corso di finalizzazione, comunque, possono puntare a migliorare questa situazione: proprio in terra iberica un implemento strutturale arriverà dai nuovi stadi di Madrid, sponda Atlético, e Valencia – in aggiunta all’ampliamento del Camp Nou che, finalmente, vedrà installata una copertura totale su uno stadio che oggi non dà riparo alla sola gradinata centrale (nonostante la classificazione UEFA categoria 4 – d’elite).

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Proprio i nuovi impianti stanno dando uno slancio alla situazione continentale, considerando che ormai il tetto di uno stadio non dà solo riparo agli spettatori ma è anche parte integrante dell’edificio: vengono installati al suo interno riflettori, sistema audio, cablature per connessioni internet/wi-fi, impianti di video-sorveglianza e sistemi di risparmio energetico (pannelli solari e recupero acque piovane).

La Ligue 1 è il campionato che, in ordine di tempo, ha beneficiato di più di quest’ondata progettuale, con i nuovi stadi per EURO 2016: le ristrutturazioni (v. Lens) o le nuove costruzioni (v. Bordeaux, Lille, Nizza) hanno aumentato il numero di impianti totalmente coperti – considerando che i quattro fuori dal conteggio offrono già un riparo su più della metà dello stadio (v. Louis II di Monaco, per esempio).

EURO 2016, quindi, si è rivelato un evento con strascichi positivi e, guardando in casa nostra, l’Udinese è passata nella colonna “buona” di questa statistica proprio con la Dacia Arena, interamente coperta, a fronte del vecchio Friuli, en plein air.

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Non per forza, comunque, uno stadio nuovo equivale automaticamente a un miglioramento strutturale. La copertura del nuovo San Mamés di Bilbao, inaugurato nel 2013, ha dovuto essere rivista nell’autunno scorso dato che non offriva alcun riparo alle prime file di gradinata. La teoria progettuale è che coprisse ogni ordine di posto ma il tetto cadeva esattamente a filo con il termine delle gradinate a bordo campo e le piogge di stravento tipica della regione ne rendevano inutile l’efficacia.

Per un investimento di circa 12 milioni €, quindi, il Club spagnolo ha fatto aggiungere una porzione interna di copertura, in materiale traslucido, ovviando così a un problema di funzionalità che non era stato considerato in sede progettuale e che creava grossi problemi per circa 7.000 spettatori lungo tutto l’anello dello stadio.

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