West Ham (Insidefoto)

L’avanzata di Red Bull sull’isola Britannica si ferma a Londra, per ora. Il West Ham dice no alla Red Bull società che produce una tra le più celebri bevande energetiche al mondo. Solo pochi giorni fa il Sun, tabloid britannico nell’orbita editoriale di Rupert Murdoch, aveva scritto di un interesse pressante della società austriaca per la gloriosa squadra londinese; ma via Twitter è arrivato un seccato “no, thanks” dalla proprietà. Jack Sullivan, figlio del co-proprietario David, ha scritto sul social network che non c’è la volontà di vendere, ma non solo: ad agosto sarebbe stata rifiutata un’offerta da 650 milioni di sterline, cambio alla mano 762 milioni di euro.

Nessuna voglia di lasciare, insomma, soprattutto a chi potrebbe cambiare il nome di un club che ha scritto pezzi di storia del calcio britannico, ha specificato Jack sempre via Twitter. Del resto, dal 2010 suo papà David e David Gold sono entrati nel club con un investimento iniziale di 105 milioni di sterline per poi salire nel corso degli anni e farsi carico dei debiti del club che milita in Premier League, ricorda oggi il Telegraph.

Sebbene non ci siano conferme ufficiali da parte di Red Bull, né sull’offerta e né sul diniego, stando a quanto ha detto chi conosce bene le dinamiche societarie degli Hammers l’affare paventato dal Sun dovrebbe saltare davvero e RB molto attiva nello sport e in particolare nel calcio è costretta a rinunciare al sogno della Premier League.

La Red Bull al momento possiede 4 club calcistici sparsi nel mondo: a Salisburgo in Austria, a Lipsia in Germania, a New York gestisce i vecchi Metrostars e a San Paolo in Brasile ha dato i natali a Red Bull Brasil. Oltre al pallone RB ha interessi anche nell’automobilismo: ha due team di formula, la Red Bull Racing e la Toro Rosso. 

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